Mercoledì 18 Settembre 2019
   
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Matteo Lorusso: il futuro di Polignano è ‘green’

Matteo Lorusso

Costa Ripagnola continua a tenere banco nell’opinione pubblica. Sorvolando sulla questione del progetto e sopratutto della diatriba politica, in paese è nato un nuovo dibattito che sta facendo chiacchierare gli addetti ai lavori, e sta ponendo delle domande serie ai giovani su quello che si vuole realmente fare del turismo polignanese.

Ormai il dato è quasi definitivo. Polignano è considerata una meta turistica a tutti gli effetti, ma come più volte sottolineiamo, mancano i servizi, manca una vera identità a quello che noi chiamiamo turismo.

Come tutte le leggi di mercato i b&b hanno raggiunto la giusta saturazione nel territorio, ora è arrivato il momento di investire in servizi. Ok, ma quali? È questa la domanda che abbiamo posto a Matteo Lorusso architetto e delegato “FAI.”

 

Partiamo dal presupposto che tutti vogliono il parco, questo è chiaro. Il problema nasce dalla forzatura di Michele Emiliano per l’estensione per i 12 km lineare di tutto il paese.

“Grazie per la possibilità che mi date per chiarire molti aspetti di questa vicenda, apparentemente contorta. Partiamo dal presupposto che quello che dice il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano è solo un’idea temporanea e fa riferimento all’area A7 della legge del 1997 attualmente in vigore. Cioè le sette aree destinate a parco protette nella provincia di Bari, tra le quali c’è proprio la parte di Costa Ripagnola. Quindi è una perimetrazione provvisoria. Questa legge si doveva mettere in pratica nel 98, e noi non ci siamo fatti trovare pronti a differenza di Conversano e Fasano, che hanno proceduto con le loro perimetrazioni. In quel periodo noi avevamo un’amministrazione di sinistra con Di Giorgio il quale garanti che li non si doveva far nulla. Conversano invece, partì con il parco dei laghi e negli anni 2004/2006, non ricordo di preciso, chiese l’ampliamento del loro parco arrivando fino alla gravina di Monsignore, prendendo altri territori. Questo vuol dire che altri paesi hanno le idee chiare di quello che vogliono fare del loro territorio, ed è quello che manca a noi, serve un’idea precisa e chiara di quello che si vuole fare sul territorio. Se ci fai caso, nessuna amministrazione in passato ha rilasciato altre autorizzazioni in altri punti del paese, come può essere la TA1 ad esempio, proprio perché si aspettava lo sviluppo del parco.”

 

Quindi possiamo definirla una forzatura quella di Michele Emiliano?

“Chiamala come vuoi, potrebbe essere una chiave di lettura. Nel senso che finché l’amministrazione non decide su cosa fare su altri punti del territorio e altri progetti, come il piano delle coste ad esempio, il Presidente Emiliano sta cercando di dare una linea. Ma questo potrebbe essere successo anche perché in pochi mesi la Regione si è vista arrivare molteplici autorizzazioni su aree, chiamiamole particolari che ha deciso di dare un ordine. Anche perché così facendo stai creando dei precedenti, facendo passare l’idea che in paese si può fare quello che ognuno vuole.

 

Ritorniamo alla questione Parco. Come possiamo considero, una buona idea di sviluppo oppure no? Ma soprattutto che turismo vogliamo?

“Ecco nella tua domanda c’è la mia risposta, che turismo vogliamo? Dove vogliamo andare? Abbiamo una costa che morfologicamente e naturalisticamente è molto particolare, ma non dobbiamo sottovalutare anche il mare. Cioè con la nascita del parco non dobbiamo pensare solo alla costa rocciosa ma anche al mare. Nel nostro mare dobbiamo proteggere le barriere coralline i posidonieti, quindi fare il parco vuol dire proteggere tutto il territorio seguendo delle regole per dare una qualità all’ambiente, considerato il primo attrattore del turismo. Oggi il turista vuole questo, vuole il turismo lento e naturalistico. Partiamo dai paesi vicini che hanno fatto delle scelte puntando su un tipo di turismo, ecco, noi possiamo puntare su un turismo diverso, più adatto al nostro territorio seguendo un percorso nuovo e moderno. È ovvio che in tutto questo devi inserire le spiagge libere, le spiagge con servizi, utilizzando però dei sistemi soft che possano seguire delle regole ben precise in modo tale da tutelare il territorio e la natura. Ti posso assicurare che anche questo è ben voluto dai turisti.”

Poi c’è l’allarme lama Monachile, che strada si vuole prendere per conservare la natura?

“C’è un libro del prof. Franco Filippo Favale che già nel 1997 diceva che la falesia di Polignano è pericolante e va consolidata. Quindi quello che vogliamo è qualcosa che già si conosce, ma ritengo che sia importante anche uno studio della parte sotterranea del paese, bisogno conoscere il sottosuolo per poter intervenire e prevenire eventuali crolli. Ma come Lama Monachile ci sono altri luoghi. Ad esempio, i massi che vediamo in mare a grotta Ardito risalgono ad un crollo della roccia nel ‘700. Questo spiega di come il nostro territorio è soggetto a crolli e noi abbiamo il compito di intervenire per conservare piuttosto che adattare. Gli stranieri amano il nostro territorio cosi com’è, ma perche è la loro filosofia di vita. Loro amano conservare hanno un’attenzione per la conservazione del proprio territorio.”

 

In conclusione. possiamo dire che forse il turismo di massa un po’ è stato evitato, e allora che turismo vogliamo, dobbiamo puntare sul turismo green?

“Il futuro è green, ma perché l’economia è green. Ma lo vediamo da tante cose, anche noi stessi professionisti applichiamo i protocolli Itaca. Il futuro è green, non possiamo andare avanti con idee e modi di fare degli anni 80/90, dobbiamo voltare pagina e guardare al nuovo non cosi lontano. Il futuro è green.”

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