Lunedì 24 Febbraio 2020
   
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Lavoro, difficile trovare personale per la stagione estiva

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Le strutture del paese in crisi!

Può sembrare un paradosso, ma purtroppo è la verità. Manca poco all’inizio della stagione estiva, tutti i ristoranti e alberghi sono in fermento per quello a cui vanno incontro ma c’è un problema che attanaglia tutti. Manca personale con volontà di lavorare.

Chissà quante volte avete sentito in televisione, o tra amici che non c’è lavoro, che il futuro per i nostri figli sembra molto difficile, che tutti i ragazzi del paese sono costretti ad andar via all’estero, ma è veramente cosi?

Certo, non vogliamo ora dire che il lavoro c’è ed è difficile scegliere, ma vogliamo accendere i riflettori su un comparto specifico in forte espansione, ma che quando si tratta di lavorare si ha difficoltà a trovare gente volenterosa.

Basta farsi un giro tra le viuzze del centro storico oppure sui giornali specializzati per imbattersi in numerosi annunci di “cercasi personale” soprattutto nel comparto turistico, dove la ricerca è rivolta a camerieri, cuochi e personale delle pulizie. Strano! Nonostante una scuola superiore come l’alberghiero in paese!

I fattori però sono tanti e analizzandoli si può dedurre due verità diverse ma reali, sia per chi offre lavoro, ma anche per chi cerca. Per chi offre lavoro la richiesta è precisa con determinate caratteristiche. Voglia di lavorare, esperienza nel settore, facilmente sostituibile con la voglia di imparare e proiezione a lavorare mentre gli altri si divertono. Si offrono contratti stagionali e stipendi non sempre all’altezza del mercato.

Chi cerca lavoro invece è disposto a compensare la richiesta ma in cambio chiede un contratto più lungo e uno stipendio adeguato al mercato. Da questo si evince di come la richiesta e l’offerta non potrà mai soddisfare entrambi gli interlocutori a discapito di un servizio scadente, e di una ricerca lavorativa estenuante.

Chi offre lavoro si trova di fronte ad un bivio con il costo del lavoratore troppo alto, il decreto dignità è intervenuto sulla disciplina dei rapporti di lavoro a tempo determinato, non soltanto con riferimento alle causali necessarie per la stipula ma anche sulla durata massima degli stessi e riducendo il numero delle proroghe e dei rinnovi operabili su ciascun contratto.

Il legislatore, inoltre, ha ritenuto opportuno aumentare gli oneri contributivi a carico dei datori di lavoro che procedono a più rinnovi contrattuali. Nel contempo, si è provveduto ad introdurre un nuovo sgravio contributivo, che sarà fruibile dal 2019, volto ad incentivare le assunzioni a tempo indeterminato e le stabilizzazioni dei rapporti di lavoro a termine.

Il quadro normativo prevede dunque, da un lato, maggiori paletti sul lavoro precario e, dall’altro, un risparmio contributivo per i datori di lavoro che trasformano il contratto a tempo indeterminato. Lavoro precario che per certi versi non conviene neanche all’imprenditore, in quanto si rischia di formare un buon lavoratore, trovarsi dinanzi ad un lavoratore in gamba e a vederlo sfuggire la stagione successiva. Cosa che succede molto frequentemente proprio perche il lavoratore cerca un contratto fisso, è quasi disposto a fare un sacrificio sulla paga, se ci sono prospettive di crescita ma cerca quella stabilità che gli darebbe un contratto a tempo determinato.

Con la disoccupazione giovanile al 31,7%, stando agli ultimi dati Istat, viene da pensare che quei tanti in cerca di un mestiere siano disponibili ad accettare, come primo impiego, anche lavori faticosi o pesanti, pur di iniziare a metter piede nel mercato del lavoro. E invece no, non è così. I giovani sono restii ad accettare un’occupazione che li impegni nei week-end, nei festivi e in orari notturni.

Ci sono, quindi, difficoltà a trovare personale qualificato per mancanza sia di candidati sia di profili con le competenze richieste. Il risultato è che i giovani italiani sono sempre meno disposti ad impegnarsi nelle nostre imprese come testimonia la crescente presenza di lavoratori stranieri. Non sono poche dunque le aziende che lavorano senza l’organico al completo durante la stagione. È sempre più difficile trovare personale per la stagione e ancor più personale preparato.

La scuola da una parte, e il mondo delle imprese dall’altra, possono e devono alimentare la nascita di una nuova politica strutturale a favore della crescita e formazione di nuove competenze, contro la disoccupazione e il disallineamento tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. L’alternanza scuola-lavoro, se ben organizzata, può diventare un’occasione per formare i giovani, creando nuove competenze professionali e dando una risposta alla difficoltà di trovare personale qualificato .

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