Lunedì 24 Febbraio 2020
   
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Mimmo Scatigno: “Insegnate ai ragazzi ad amare questo lavoro”

Mimmo scatigno

Anche l’associazione ristoratori ha partecipato la scorsa settimana ai colloqui conoscitivi tenuti da una società di Bari per il comparto turistico.

Si cercano cuochi, camerieri e lavapiatti per la stagione estiva alle porte e che proprio le attività commerciali del paese hanno difficoltà a reperire. Come ogni cosa la verità è nel mezzo.

Da una parte c’è il lavoratore che lamenta la paga troppo bassa rispetto alle ore di lavoro svolto, dall’altra parte c’è l’imprenditore che lamenta la scarsa esperienza e il costo del lavoro troppo alto. E chi meglio del presidente dell’associazione ristoratori Mimmo Scatigno può dirci la situazione reale.

 

Presidente come è andata la giornata colloqui?

“All’appuntamento con i colloqui organizzati da questa agenzia di Bari c’ero anche io, ma non possiamo considerarla la soluzione al problema. L’incontro è mirato a ragazzi che rientrano nel piano “garanzia giovani”, quello che è emerso è stato un gran numero di giovani volenterosi, con una gran voglia di lavorare ma a mio parere mi è sembrata poca qualità. È un discorso che può aiutare ma non è il percorso giusto.”

 

Quale sarebbe dunque il percorso giusto?

“Bella domanda, ma dobbiamo partire dal presupposto che è cambiato il Mondo della ristorazione come anche il Mondo del lavoro, non possiamo più pensare che un ragazzo di 16 anni possa lavorare 10/12 ore al giorno e per lo più con 500/600 euro al mese. Ancora di più in questo momento in cui con il reddito di cittadinanza ne prendi 700/800 euro.”

 

Quindi è importantissimo il ruolo della scuola?

“Certo. E’ importante per la formazione dell’alunno, ma poi dobbiamo essere noi ristoratori ad entrare nel merito. E non possiamo neanche dare la colpa all’alberghiero se il ministero dell’istruzione prevede solo sei ore di pratica. Vorrei invece che la scuola insegnasse ai ragazzi ad amare questo lavoro, a tagliare i pomodori piuttosto che il prezzemolo dobbiamo provvedere noi con la pratica, ma la scuola deve insegnare ad amare questo lavoro con tutti i sacrifici che comporta.”

 

A non aiutare l’ambiente ci si mette anche la richiesta sempre maggiore dei ristoratori stranieri?

“Credo di no. Quando ho iniziato io a fare questo lavoro, Polignano aveva pochi bar e qualche Pub. Per questo emigravamo tutti a Rimini o Riccione. Quindi la situazione non è cambiata, semplicemente ora a Polignano si può lavorare grazie alla numerosa richiesta. Ma rispetto a qualche anno fa devo sottolineare che è cambiato il modo di lavorare, come anche la richiesta dei clienti e penso che sia arrivato il momento che anche noi, addetti ai lavori prendiamo consapevolezza della situazione per affrontare i prossimi anni di lavoro e sviluppo turistico. E non sorprendiamoci se sempre più ragazzi preferiscono andare all’estero dove gli stipendi sono più alti e le ore di lavoro sono compatibili con la vita di un ragazzo giovane.”

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