Domenica 17 Novembre 2019
   
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Puglia, il TAR dice sì al divieto di gioco in una cartoleria per “tutela della salute”

TAR

Tiene banco in Italia il dibattito perenne sul Decreto Dignità, che tanto influenzerà le future generazioni in tema di gioco d’azzardo e pubblicità. Nel frattempo il TAR Puglia ha confermato il divieto di raccolta di scommesse in una cartoleria, vicina ad un luogo sensibile, in base ad una legge regionale sul gioco, in piena consonanza con quanto predisposto dalle ultime misure legislative in materia di gioco e prevenzione dal gioco d’azzardo.

Secondo la legge vigente in Puglia la distanza minima da un luogo considerato sensibile per l’esercizio di un’attività è connaturata all’ubicazione stessa del punto vendita. Questa è una delle motivazioni che ha spinto il TAR a prendere provvedimenti ritenuti legittimi e doverosi, precisamente nel comune di Otranto, in provincia di Lecce, dove una cartoleria ha ricevuto la diffida dall’attività di scommesse sportive, nonché le procedure decise dai Monopoli di Stato in merito alla regolarizzazione fiscale per emersione dei soggetti che offrono scommesse con vincite in denaro senza essere collegati al totalizzatore nazionale.

La sentenza della Corte Costituzionale ha evidenziato come la legge prevista in Puglia non abbia in nessun modo invaso le competenze statali relative alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblici, e si è mossa in consonanza con il carattere socio-sanitario delle materie di legislazione corrente sulla “tutela della salute”. Il legislatore, in questo caso particolare, non è intervenuto a punire e a contrastare il gioco illegale ma per evitare che, a causa della prossimità delle sale e degli apparecchi da gioco in determinati luoghi, si potesse creare una qualche attrazione in soggetti ritenuti psicologicamente più esposti di altri all’illusione della vincita facile e del guadagno garantito.

Come poi evidenziato dalla Corte Costituzionale la norma regionale si muove su un piano differente rispetto al TULPS, poiché non vira a contrastare fenomeni criminosi o turbativi per l’ordine pubblico ma si preoccupa, di più, delle conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori ritenute più deboli, per prevenire il cosiddetto gioco “compulsivo”. Una sentenza incontestabile, dal momento che si tratta di tutela della salute e l’intervento è pienamente legittimo per via della norma statale che consente il contrasto alla ludopatia in casi di distanza minima da luoghi sensibili.

Manca, però, una pianificazione nazionale in materia, dal momento che non è stato mai emanato il decreto interministeriale che doveva chiarire e fissare i criteri precisi. Inoperante, dunque, un meccanismo che non può, come nel caso in questione, paralizzare a tempo indeterminato la competenza legislativa di una regione. Vengono anche “disattese anche le censure con cui la ricorrente deduce che la diffida impugnata violerebbe il principio di tipicità dei provvedimenti amministrativi”.

Lo Stato, con Regioni e Province, ha preso dunque atto di quelle che sono le più recenti norme in materia di prevenzione dal gioco d’azzardo e di punizione in caso di vicinanza, come nella fattispecie, in luoghi considerati sensibili come chiese o scuole. Ma, come nel caso del Decreto Dignità, non mancano contraddizioni e dubbi, che il provvedimento legislativo promosso dal governo Conte dovrebbe definitivamente spazzare via, rischiando di diventare clamorosamente un impiccio, più che una soluzione. Alla pari del distanziometro che, va detto, non ha apportato i benefici attesi ed anzi, molto spesso, è un metro di misura alquanto opinabile.

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