Domenica 25 Agosto 2019
   
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Discarica Martucci: “La storia rischia di chiudersi per insufficienza di prove”

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Continua la battaglia dell’associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”

Il prossimo 21 gennaio scadono i termini per la presentazione del ricorso in appello per la sentenza di primo grado del processo Martuccci. In tutto questo tempo intercorso tra la pubblicazioni delle motivazioni del GUP Diella (fine ottobre) ed oggi, l’associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” non è rimasta con le mani in mano e insieme alle Amministrazioni Comunali di Mola, Conversano e Rutigliano, si sta cercando la migliore soluzione per non lasciar cadere un giudizio di proscioglimento per insufficienza di prove.

“Per quanto ci riguarda abbiamo sempre sostenuto che i riscontri sono in re ipsa fra tutte le evidenze emerse durante le indagini preliminari che hanno portato al rinvio a giudizio e nel corso dello stesso procedimento penale, che non può certo ridursi o fondarsi sulla sola analisi delle acque di falda e su una metodologia d’indagine peraltro non completa, esaustiva e conforme alle metodiche ufficiali APAT (Agenzia Protezione Ambientale e per i servizi Tecnici) prescritte per legge.”

Va ripristinato un minimo di verità:

- la riattivazione del primo lotto, già messo in sicurezza e poi riscoperchiato (per farci impianti fotovoltaici), con nuova produzione di percolato;
- lo stato di abbandono e mancata messa in sicurezza del terzo lotto, chiuso ufficialmente nel marzo del 2011 e dopo quasi otto anni rimasto senza alcuna manutenzione, ufficialmente perché sotto sequestro (motivo valido?);
-gli abbancamenti di rifiuti verificati in zone limitrofe al lotto 3, fuori dai margini e senza alcuna protezione, con percolato che si produce e finisce tranquillamente nel sottosuolo (oltre quello che debordava dallo stesso lotto per mancata estrazione);
- il lotto abusivo accertato in svolgimento del processo nel corso di incidente probatorio, poco lontano dal terzo lotto (ovviamente senza alcuna protezione e con percolato a dispersione nel sottosuolo);
- gli abbancamenti accertati fuori dai lotti ufficiali, ma nella stessa area degli impianti.

Se a tutto questo si aggiunge che il testimone d’accusa Domenico Lestingi, sebbene inserito nel corso della predisposizione del piano delle indagini del secondo incidente probatorio, non ha avuto spazio per la sua segnalazione di un pozzo di raccolta del percolato, sfondato e a dispersione e che la Commissione Tecnica Regionale (cd. Tavolo Tecnico) ha svelato, attraverso le indagini analitiche delle acque di falda effettuate con un Consorzio interuniversitario di Chimica e Biologia, la presenza di nitrati fuori norma in diversi pozzi e il grave riscontro di valori fuori norma di manganese (8 volte superiore ai limiti consentiti) e ferro in un pozzo a valle delle discariche, il tutto confermato da una ripetizione delle analisi, il quadro assume ben altra portata: altroché carenza di indizi di un disastro ambientale in arrivo, se non proprio in corso.

Senza parlare dei risultati della change detection, che rappresentano uno scenario ben più fosco di aggressione, compromissione e alterazione di una vasta area del territorio fra Mola e Conversano.

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