Giovedì 21 Marzo 2019
   
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Manca una cultura e un’industrializzazione del turismo

Enzo MagistÖ, direttore TgNorba24 e Fax Settimanale

Intervista esclusiva al direttore Vincenzo Magistà:
“Rischiamo di fare la fine di Gallipoli”


Questa settimana abbiamo il piacere di ospitare tra le nostre colonne Vincenzo Magistà, direttore del TG Norba e di Fax Settimanale. Un punto di riferimento per l’informazione, che ci parla proprio dei media e dell’evoluzione post-moderna. Ma anche dell’economia del nostro territorio, abbandonata e trascurata, a cominciare dal turismo e dall’agricoltura.

Direttore, il futuro è l’informazione locale?

“Aggiungo l’informazione digitale. Tuttavia, fra dieci anni le cose però potrebbero cambiare. Questo è un mondo in continua evoluzione. Dieci anni fa nessuno avrebbe immaginato una crisi così forte della carta stampata”.

 

Non c’è stata una ripresa economica?

“Quattro anni fa siamo usciti dalla crisi, ma da quest’anno si ritorna giù e stiamo vivendo una nuova recessione per quanto riguarda l’editoria e la pubblicità”.

 

Perché?

“Perché i social, la rete, le web tv, il digitale in generale ha vanificato l’istituzionalità del giornale e del telegiornale. Però il digitale non è una fonte sicura, basti pensare alle fake news, per cui la gente per fortuna continua a fare la verifica, a leggere il giornale e guardare il telegiornale”.

 

Come se ne esce?

“I giornali devono cambiare pelle, come hanno fatto il New York Times, la Repubblica… bisogna trovare il giusto equilibrio tra stampato e digitale. Sul digitale va la notizia immediata, consolidata nell’essenziale. Sull’altro vado ad approfondire, ci metto il commento politico, in modo da rendere le due cose necessarie. Oggi la guerra è a chi arriva prima, ad eliminarci. C’è bisogno però di nuove professionalità che al momento le stanno costruendo, a questo servono le scuole professionali.

Ma le fake news a lungo andare uccideranno il web, ecco perché dico che tra dieci anni tutto potrebbe cambiare. La gente comincia già a insospettirsi. Non a caso, l’investimento pubblicitario sul web non decolla. L’inserzionista per primo si guarda bene da questo mondo”.

 

Che ne pensa dei tagli all’editoria da parte del governo?

“I contributi a fondo perduto consentivano di tenere in vita giornali che non hanno senso. Si davano contributi a pioggia a giornali inesistenti: Mastella ha ancora il suo giornale! La cosa grave è cancellare la legge che impone agli enti pubblici di pubblicare i bandi, che sono la vera linfa dei giornali. Ed è un servizio utile al cittadino: le pagine di annunci legali hanno consentito di far uscire dal sommerso tutto un mondo fatto di ricatti, estorsioni e criminalità; prima le aste pubbliche se le facevano fra loro e loro. Adesso alle aste partecipano le persone”.

 

Torniamo al punto di partenza: l’informazione locale non conosce crisi…

“Ma anche l’informazione locale è sottoposta agli stessi fenomeni di trasformazione. Il problema è che per sua fortuna il format è indispensabile; l’informazione locale in quanto tale è indispensabile. Anche chi parte dalla guerra in Siria arriva all’incidente sotto casa. È un segmento dell’informazione che non si può cancellare. Come la Gazzetta dello Sport, non morirà mai, non puoi togliere quel giornale al patito di calcio. Bisogna però adeguarsi ai tempi”.

 

Che stagione economica vive il Sud Est Barese? Penso a Polignano e allo sviluppo turistico che sta vivendo…

“Non lo so se Polignano sta vivendo uno sviluppo turistico. Io per primo mi sono illuso che fosse così, in realtà frequentando quest’estate qualche situazione polignanese ho verificato intanto un calo di presenze compensato dalla crescita della qualità. Però quello che preoccupa è che non c’è una crescita strutturale, una industrializzazione del turismo. Continuiamo ancora a vivere di turismo artigianale: trovi il bravissimo artigiano, ma anche l’artigiano da quattro soldi che ti frega i soldi e se ne scappa. E questo è l’80% del turismo. Manca la cultura del turismo. A Polignano, una volta che hai tolto poche strutture vere, restano i B&B che sono un piccolo ammortizzatore.

Poi è vero, c’è la fuga dei residenti, ma fino a quando troverai uno che acquisterà un buco che vale un sacco di soldi? Di questo passo quel locale tra dieci anni non varrà manco 100 mila €. Lama Monachileè riempita di ristoranti, non si capisce più dov’è stala lama. E dei ristoranti non ne parliamo: per un primo e un secondo paghi 70 €. La cultura dell’accoglienza non c’è, c’è una cultura dell’acchiappa acchiappa.Ma il resto della Puglia è ancora peggio. Se vai nel Salento devi scappare. Gallipoli è una città invivibile. Sul lungomare d’estate senti puzza di rifiuti. A luglio e agosto è infernale. E ora che è crollata Gallipoli, questo succederà ovunque. Se punti sul turismo di massa a qualunque costo, nella massa ci sta il buono e il cattivo, e il cattivo ti uccide tutto. Gallipoli poteva diventare la Rimini, la Capri di Puglia. Perché Capri è sempre in salita? Perché c’è una cultura di fondo, una qualità. A Capri devo pagare 250 € per dormire in un albergo di lusso, poi vengo giù nel Salento in un alberghetto qualsiasi e devo pagare 300 €. Nei migliori ristoranti di Milano pago 70 €, invece a Polignano spendo 120 € se va bene”.

 

E l’agricoltura?

“Non ne parliamo! Non abbiamo saputo investire sui giovani. Le uniche braccia che trovi in campagna oggi sono quelle straniere. Siamo bravi commercianti, ma non più come braccianti e agricoltori, e abbiamo delegato a terzi questa funzione che è primaria. E che prodotto vendiamo? Penso all’olio e alle percoche, devono essere di chi le coltiva e di chi raccoglie che impone i suoi modelli, tempi e anche i suoi prezzi. Cresce il commercio, ma non l’agricoltura in se, che si è impoverita. Il fatto che la xylella continui ad avanzare è frutto del disinteresse e dell’abbandono. Come nel turismo, anche nell’agricoltura si vuole tutto e subito, una cultura che porta alla distruzione del prodotto. L’anticipo delle colture è un meccanismo anomalo, quest’anno abbiamo mangiato le ciliegie il 15 aprile. Ai miei tempi le vere ciliegie si cominciavano a mangiare l’ultima domenica di maggio. Ci sono percoche a novembre, belle grosse, ma che non hanno più sapore. Sono state tenute nel frigorifero. Tra l’altro, quando si interviene chimicamente e geneticamente sui prodotti, bisogna saperlo fare. Se dobbiamo competere con colossi che usano la genetica, con un prodotto buono dal punto di vista alimentare, ma impresentabile, è chiaro che perdiamo. Ecco perché non puoi abbandonare la produzione. Con questo perdiamo quote di mercato enormi. Ma ormai sulla frutta e ortaggi ci stanno surclassando tutti. Da noi quest’anno le ciliegie sono cominciate ad aprile e sono finite a luglio. A luglio erano quelle della Turchia spacciate però come ferrovia; un errore clamoroso! Si cancella così l’identità di un prodotto”.

 

E di questo governo nazionale che ne pensa? I nostri parlamentari cosa stanno facendo per il Sud?

“Zero!Molti parlamentari pugliesi sono illustri sconosciuti. Molti non li conoscono nemmeno. Nessuno che ti apre la porta… con questa nuova legge elettorale il parlamentare viene scelto dal segretario politico e se ne strafrega del territorio.

Poi abbiamo una ministra come la Lezzi che se facesse almeno il tentativo di dimettersi gliene saremmo riconoscenti. Perché non puoi andare dal sindaco di Melendugno, firmare un documento in cui ti impegni che se vieni eletta blocchi la costruzione del gasdottoTap. Premesso che io sono favorevole al gasdotto, però dovrebbe almeno dimettersi per un fatto di coerenza. Un politico di vecchia data avrebbe almeno fatto il tentativo. Fitto era ministro delle Regioni a Roma, perse le elezioni e si dimise da ministro. La finta almeno la fece. Un politico di vecchio stampo quando prende un impegno si dimette.

Anche il caso della Lezzi è un caso di deficit culturale, anche il potere è una cultura. Tu non puoi sederti alla sedia di ministro senza avere una storia politica, la cultura di gestione del potere, che è diventare il più umile possibile e capire quali sono i problemi degli altri, immedesimandosi negli altri. È chiaro che in questo governo ci sono anche personalità importanti, ed è anche chiaro che in quattro mesi non si può emettere un giudizio, però i primi segnali non sono per niente positivi. Aver preteso di portare il disavanzo al 2,4% da un lato è un segnale politico importante per l’Europa, ma dall’altro bisogna anche valutarne i danni e gli effetti sull’economia. Questo disavanzo come lo copri? Sarai costretto a chiedere aiuto all’Europa? Quando fai crescere il debito pubblico è un debito che assumi con i cittadini e che devi pagare.

Aspettiamo le elezioni Europee della prossima primavera, perché questo governo avrà bisogno di rafforzare il loro consenso elettorale. Ma poi deve rientrare nella normalità, devono uscire dal populismo, fare cose normali e gestibili. Ora dicono quello che vuole sentirsi dire la gente, ma senza chiedersi se fosse possibile.

Quando Renzi ha dato i famosi 80 € ci siamo scandalizzati. E questo reddito di cittadinanza? Ci porterà a delle sorprese allucinanti.

Di fronte alla volontà elettorale ti devi fermare, ma deve cambiare anche la gente, che poi si lamenta. Salvinista diventando il più potente solo perché dice no agli immigrati e alla violenza. E quanti italiani sono artefici di violenze? La gente si infiamma facilmente e vota di pancia. E si rischia parecchio; la storia ci insegna cosapurtroppo succede…”.

NICOLA TEOFILO

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