Giovedì 21 Marzo 2019
   
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TROVA BORSA, LA CONSEGNA E PRETENDE RICOMPENSA

consumismo

Trova una borsa (abbandonata dopo un furto?) nelle campagne polignanesi, fruga all’interno e l’”amara” sorpresa: solo documenti personali e oggetti vari. A quel punto, la consegna ai carabinieri.

E’ accaduto a una signora di Polignano. Ieri mattina, rinvenuta la borsetta, ha deciso di affidarla ai militari affinché venisse restituita alla legittima proprietaria. Fin qui nulla di nuovo; apprezzabile il gesto, salvo poi scoprire che la signora maturava, non proprio segretamente, delle aspettative: almeno una “ricompensa” in danaro dai proprietari che, nel frattempo erano stati già informati della refurtiva.

L’indomani (stamattina, ndr) la signora ha ribussato nuovamente ai cancelli biancorossi della caserma: “Nemmeno un grazie!” - avrebbe detto allusivamente ai carabinieri, alzando le braccia al cielo. Le sue aspettative di poter “guadagnarci” qualcosa si sono così ridotte a zero. Inutile chiedersi, qualora ci fosse stato del denaro all’interno, cosa ne avrebbe fatto. D’altro canto, ci risulta che la signora non viva tra disagi e difficoltà di bilancio familiare. In ogni caso, non spetta a noi giudicare: non è questo il punto.

IL CASO DI CAGLIARI - Solo qualche mese fa, nel dicembre del 2008, una commessa di un supermercato a Cagliari, Tiziana Concu, generazione "MILLE EURO", trova un malloppo da 160mila, 15mila euro dei quali in banconote. Tutti quanti, amici, parenti le danno della stupida, perché decide, senza troppi indugi, di consegnare tutto nelle mani dei carabinieri. Tagliando corto davanti all’occhio curioso e sorpreso delle telecamere di mezzo mondo, respinge le “accuse” e dichiara pubblicamente:  “Questa non è roba mia…magari chi li ha lasciati lì rischia il posto di lavoro. Non ho restituito assegni e soldi pensando a una ricompensa. L' ho fatto perché così sentivo di fare. E se mi riaccadesse di ritrovare denari, lo rifarei: li restituirei senza esitare”.

Forse, entrambi i casi ci devono aiutare a riflettere sul rapporto tra etica (inesistente) e denaro (quantità) e sul senso di appartenenza civico. Secondo voi, è giusto pretendere corrispettivi in denaro dietro un gesto utile per la comunità, in tempi migliori sarebbe stato della "quotidianità"? In un contesto civico di grande sensibilità e spirito di appartenenza etica quel gesto si traduce in “dovere”. Insomma, nulla per cui sentirsi dei paladini o eroi in questo mondo.

Purtroppo lo stato di diritto è stato minacciato prima, sconfitto dopo, da una visione meramente economicistica della società. L’etica e i doveri del cittadino lasciano ora spazio a opulenza, indifferenza, iperconsumismo sfrenato (homo consumericus). Uno spartiacque incredibile ha tracciato il confine invalicabile tra diritti e doveri del cittadino, facendo di essi un uso del tutto personale, a seconda della propria convenienza.

VEDI ANCHE ETICA DELL'INDIFFERENZA

Commenti  

 
#3 nicolateofilo 2009-09-04 02:04
...Questa è una società dove ormai l'essere umano agisce solo nella misura in cui quell'azione genera un "utile" economico, che genera a sua volta consumo e sacrificio di valori, etica, senso civico. La domanda è "fino a che punto è disposto l'uomo a imbarbarirsi pur di conseguire un utile?". Questo è l'homo consumericus. Altro esempio è la scuola oggi. Quanti genitori invitano, se non costringono, i propri figli a valutare la "spendibilità" dell'indirizzo universitario che stanno per scegliere. "Iscriviti solo se dà lavoro, se spendibile" = $$$ E' la realtà anche questa. Gli esempi sono tanti. Il caso Noemi è eclatante; pensa che la mamma, dopo lo scandalo, ammise davanti alle telecamere che se fosse accaduto con lei avrebbe fatto la stessa cosa. E' solo l'utile che sta muovendo questa società. Memorabile la metafora dell'economista indiano Amartya Sen, disse una volta: "il Pil serve ai paesi occidentali per misurare chi ce l'ha più lungo". Non si sbagliava. Si sta facendo uso meramente ed esclusivamente economico del Pil, senza considerare tutti i risvolti sociali e culturali che genera un approccio alla vita fondato solo sull'utile, sacrificando un'etica e i valori, anche nei rapporti interpersonali e nell'appartenenza a una comunità.
Ti ringrazio per l'intervento.
A presto.
Nicola Teofilo
 
 
#2 nicolateofilo 2009-09-04 02:04
Carissima Vittoria, mi permetto di aggiungere una breve riflessione. Il punto è questo. Nella società odierna, il piccolo gesto quotidiano, che richiama ai doveri il cittadino (quale può essere la riconsegna di una borsa rinvenuta, inclusi gli eventuali danari. come ha fatto Tiziana Concu di Cagliari), ha un prezzo. E' la dura realtà. Tra l'altro la signora, che conosco, ha tranquillamente ammesso che qualora ci fosse stato del denaro, non ci avrebbe pensato due volte a "fregarseli".
Paradossalmente, quindi, i casi di Tiziana Concu sono talmente rari, che quando accadono i giornalisti colgono l'occasione per sbattere lo scoop in prima pagina. Quindi ciò che dovrebbe essere normale (diritto, dovere) diviene caso eclatante, roba da eroi dei fumetti.
Ciò che invece non fa scoop e notizia è proprio il caso di questa signora polignanese (lei rientra nella normalità della casistica), a riprova di quanto abbiamo argomentato sull'etica dell'indifferenza e la società dell'utile.
 
 
#1 luisi 2009-09-03 22:37
Com'è diventata paradossale la nostra società......fa più strano una signora che dopo un titrovamento di una borsa la porta al comando dei carabinieri e chiede forse ingenuamente un ricompenso, che altri che trovano borse e portafogli frugano all'interno portando via il contante e poi tranquillamente portano il resto dai carabinieri passando per dei paladini....mah!! Vittoria
 

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