Venerdì 19 Luglio 2019
   
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Alex De Rose sogna una casa a Polignano

Alex De Rose assieme agli Amici del Mare

Il campione dei tuffi si sente ormai polignanese e ci confida: “State crescendo molto”

Alessandro De Rose mangia e beve vino, come tutti noi. Non è un extraterrestre. Quando comincia la conversazione, i nostri calici, offerti alla festa organizzata dagli Amici del Mare alla vigilia dei tuffi, si incontrano: In vino veritas! – sostiene saggiamente. Ha un corpo perfetto, ornato di tatuaggi che raccontano la sua vita e le sue fatiche. Il vino fa sangue, ci hanno insegnato. È sostanza, come la materia di cui è fatto il suo corpo. Alex è entrato nel cuore dei polignanesi, si sente ormai un cittadino polignanese e non è solo una forma; il premio ricevuto durante il Meraviglioso Modugno è il suggello di un amore maturo. È anche un dato di sostanza. Lo conoscono tutti, è uno di noi. Gli manca solo il soprannome che abbiamo tutti qui, e che presto dovremo cercargli.

Alex, tu sei un cittadino di Polignano. Cosa miglioreresti di questo paese?

“Migliorare non saprei...Mi sento cittadino di Polignano, sento vicina la gente di Polignano che adoro, è una piccola cittadina dove la gente si aiuta, tutti si conoscono. Non ti saprei dire cosa cambierei…”

 

Una scuola di tuffi?

“Ecco, quella magari sì, una bella scuola di tuffi sarebbe una bella idea. Perché ho notato che qui c’è la cultura del tuffo dallo scoglio, perché siete cresciuti in mare. L’avete nel sangue. Qui avete l’evento di tuffi più importante al mondo. I ragazzini potrebbero esserne ispirati, e invece di stare in mezzo a una strada, possono fare sport e un giorno avere un lavoro”.

 

Che ne pensano nel tuo paese di questo lavoro? È stato difficile emergere a Catanzaro?

“Quando torno a casa mi dicono che sono matto! È sempre la solita battuta. Però sono contenti per me, sanno che non è stato facile per me, c’ho lavorato tanto, le persone che conosco e mi stanno vicino sono contenti per me. La gente con cui sono cresciuto a Cosenza è felice per me, ma forse non tanto quanto i cittadini di Polignano. È una cosa assurda. Quando torno qui mi dicono: Alessandro ci hai fatto emozionare. E io mi emoziono con loro. Cosa che non succede a Cosenza”.

 

Sei integrato ormai, fai parte di questo tessuto culturale e sociale, ti vediamo come un cittadino di Polignano…

“E io voglio esserlo”.

 

Hai mai pensato di prendere casa qui?

“Se avessi l’opportunità economica di farlo, lo farei…”.

 

I prezzi sono esagerati?

“No, meritati. Secondo me è difficile trovare casa in Italia in generale. È assurdo che a Milano ti chiedano 500 mila € per una casa di 100 mq, mentre non è assurdo che lo chiedano qua. La casa dove ti affacci la mattina, e se fai un passo cadi in acqua… è la casa dei sogni”.

 

Ti piacerebbe averne una così?

“Magari! Red Bull è stata gentilissima, ci ha prenotato una casa davanti alla porta della città e per fare colazione dovremmo andare al Covo dei Saraceni. Bello il Covo, certo,però sinceramente c’è un terrazzino che guarda direttamente al mare. Allora scendo giù al bar, prendo due brioche e me le mangio su. Questo è il bello di un posto del genere: l’idea di poterti tuffare tutti i giorni. Voi che vivete il mare sapete che cosa vuol dire svegliarsi la mattina, sentirne l’odore, il suono...

Prima vivevo a Trieste che ha le sue bellezze. Loro si sentono più austriaci che italiani. Però sono bellezze diverse. Forse Trieste, al confronto di Polignano, è solo più grande. Polignano è una piccola realtà che sta crescendo su tutti i fronti. Siate orgogliosi del vostro paese”.

 

Da inesperti, ci domandiamo come facciate ad avvitarvi in volo? È tutta una questione di meccanica?

“È una questione di cuore, ma soprattutto di meccanica. Non voglio fare l’esperto, però i tuffi, come la maggior parte degli sport, si basano sulla biomeccanica. La maggior parte dei movimenti che generano rotazione vengono dalle braccia. Il movimento delle braccia e delle gambe è fondamentale, ci vuole tanta coordinazione. Ma per arrivare a fare quel gesto tecnico bisogna provarci tante tante volte. Devi curare ogni piccolo dettaglio e l’inizio; non bisogna cercare subito di fare evoluzioni complicatissime, ma iniziare con la base, il semplice pirone”.

NICOLA TEOFILO

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