Venerdì 22 Marzo 2019
   
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Polignano sta diventando un contenitore vuoto

Nicola Schena

Nel centro storico non abita più nessuno. Sono tutti b&b. Non si sente l’odore del sugo e non si vedono bambini giocare


Nonostante gli alti e i bassi, quella polignanese è stata una stagione estiva proficua e molto attiva, anche se i dubbi e le incertezze ipotizzate in primavera hanno avuto piccoli ma seri riscontri. In poche parole le “crepe” del deterioramento hanno iniziato a palesarsi, mettendo in evidenza le fragilità di un sistema turistico basato sui soli numeri, senza tener conto delle caratterizzazioni territoriali e del loro rispetto in qualsiasi tipo di programmazione a medio e lungo termine. Non sono certo qui per fare retorica, o per fare il custode di un sapere per pochi eletti, come è in uso fare ultimamente, dico solo di utilizzare anche per una sola volta gli stupendi strumenti legislativi che negli ultimi decenni hanno stravolto il modo di pensare e di programmare il turismo.

Dobbiamo necessariamente porci delle domande confrontandogli scorsi anni con l’ultima stagione, realizzando il progresso o meno della sostenibilità del nostro turismo:

  • Rispetto all’anno precedente ci sono stati miglioramenti della viabilità e del decoro urbano?
  • La qualità della vita complessiva di Polignano è migliorata?
  • I beni culturali e il patrimonio paesaggistico sono stati riconosciuti, valorizzati e tutelati, evitando il fenomeno del loro consumo e deturpamento?
  • Il reddito complessivo medio della nostra comunità è aumentato o è rimasto invariato?
  • Le condizioni dei lavoratori nel settore turistico sono migliorate?

Queste sono solo alcune delle domande principali, la cui risposta non spetta certamente a me darla (non vengo pagato da nessuno) e sono l’inizio per una qualsiasi analisi dettagliata del fenomeno turistico. Inoltre vorrei farvi notare che la parola TURISTA non è nemmeno citata, per il semplice fatto che la sua capacità satisfatoria è anche dettata dalla risposta positiva alle precedenti domande. Per fare un giudizio esaustivo e utile ad una futura programmazione, dovremmo aspettare l’autunno, come ho ripetuto più volte, anche se qualche considerazione può essere già fatta.


L’analisi dei servizi e della viabilità

Il programma estivo ha ormai piantato i pilastri su tre macro eventi, Il Libro Possibile, Meraviglioso ed il Red Bull Cliff Diving, accompagnato da altri eventi importanti e altri di riempimento, con l’immane lavoro svolto da associazioni e privati che cercano sempre di dare il massimo per la comunità (Pro Loco, comitati zonali e associazioni sportive).

Dal punto di vista della mobilità, l’entrata in vigore del Pum ha creato non pochi problemi, non solo per quanto riguarda i residenti ma anche per il corpo dei vigili urbani, in numero evidentemente ridotto: è inconcepibile che un paese turistico non faccia rispettare simili disposizioni (infrante per la maggior parte dai polignanesi stessi).

Collegandoci invece agli strumenti legislativi dobbiamo per forza citare il Codice dei Beni Culturali, emanato con d.l. 42 del 22 gennaio 2004, avanguardia legislativa nella gestione e nei principi di tutela, conservazione e valorizzazione che tutti i governi, da quello regionale a quelli cittadini, dovrebbero usare come dogma. Tutela intesa come ogni attività per riconoscere e proteggere un bene, conservazione come ogni attività per la protezione, valorizzazione come ogni azione in grado di promuoverne la conoscenza e la fruizione, nonché in grado di trasmetterne i valori del patrimonio.

Quanto è stato fatto di ciò da parte degli attori coinvolti nell’attività turistica di Polignano? Quando mai qualcuno si è fermato a ragionare sul fatto che probabilmente il turista che verrà tra dieci anni troverà un patrimonio completamente differente da quello attuale?

Però qualcuno vuole continuare a fare l’imperialista, a depredare le risorse del territorio fino all’esaurimento, a modificare e standardizzare un patrimonio culturale come il nostro, unico e irripetibile. Non voglio fare lo iettatore della situazione, ma una località turistica nasce perché ha unicità e caratteristiche che fanno provare piacere i visitatori e quando queste vengono a mancare, la località prima va avanti per inerzia, poi inizia a declinare.

 

Standardizzazione dell’offerta.
Stiamo diventando un contenitore vuoto

Ed il nostro paese è sul filo del rasoio, perché sta iniziando un processo di standardizzazione dell’offerta che a lungo andare non porterà a nulla di buono: praticamente stiamo diventando un contenitore, privo di senso identitario e povero di emozioni. Se prima il centro storico di Polignano era stupendo per le fioriere in mezzo la strada, l’odore di sugo e di polpette, i panni appesi ad asciugare, i bambini che giocavano, ora non lo è più. Ma non è un discorso da nostalgico o invidioso del progresso economico della comunità (ed anche qui potremmo aprire un dibattito), ma soltanto il dubbio di una persona che avendo studiato una serie di fenomeni che possono cambiare il giudizio di un turista, inizia a preoccuparsi di quello che potrà accadere tra qualche anno. Nel nostro centro storico non abita più nessuno, quindi diventa una scatola, privo di quello spirito che ha attratto i turisti in passato. Ovviamente ripeto che questo non è assolutamente un attacco allo sviluppo di un quartiere che non era certo famoso per il benessere economico, ma soltanto una piccola considerazione personale.

 

Come sarà la Polignano del 2020?

Dobbiamo quindi cercare di uscire dalla ricerca del profitto e cercare di capire che la Polignano di oggi deve essere la stessa di Polignano del 2020, non per quanto riguarda l’urbanistica, ma per quanto riguarda i valori della società che ci legano e che ci permettono di andare avanti. E se qualcuno vuole vedere questo articolo come un guanto di sfida più che un valido consiglio per il futuro, non fa altro che confermare la mia decisione di voler lavorare per un po’ fuori dal mio paese.

NICOLA SCHENA
(Dottore in Scienze Turistiche)

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