Martedì 23 Ottobre 2018
   
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Accessi al mare chiusi e piano coste scomparso

ALCUNI MASSI DAVANTI A UN ACCESSO AL MARE

Ancora un accesso al mare chiuso. Sono trascorsi oltre sei mesi dalla barriera jersey che fece così tanto scalpore nel novembre scorso ma nulla sembra essere cambiato.

La legge parla chiaro: i proprietari privati hanno tutto il diritto di recintare i propri terreni e di non far passare nessuno, neppure a piedi. Questo perché la legge regionale ha una falla: cioè obbliga la fornitura dell’accesso al mare ogni 150 metri solo agli stabilimenti balneari.

Come si può risolvere questa situazione? Il Comune deve individuare dei corridoi da espropriare lasciando le servitù di passaggio. Una necessità ribadita anche dalla Direzione Marittima di Bari che interessò, a dicembre 2017, il competente Servizio Demanio e Patrimonio della Regione Puglia per sollecitare “un’efficace azione di coordinamento regionale nei confronti dei comuni costieri, concretamente finalizzata a garantire il rispetto di quanto previsto in materia di accesso pubblico alle spiagge”.

Lo strumento previsto dalle norme di settore al fine di garantire l’accesso al pubblico demanio marittimo è costituito dalla redazione dei cosiddetti Piani Comunali Costieri (PCC) a cui le singole amministrazioni comunali devono attendere, in esecuzione del Piano Regionale delle Coste (PRC), come ribadì lo stesso Contrammiraglio Giuseppe Meli. “Ma del piano coste di Polignano sono sparite le tracce – dichiara la consigliera Maria La Ghezza (M5S)– Oltre i proclami e le promesse della scorsa campagna elettorale, non si è visto più nulla. Anche la mia interrogazione giace da mesi nei cassetti del vicesindaco e assessore al ramo Salvatore Colella e non ha ottenuto alcuna risposta. Per Vitto & co. il mare è dei polignanesi o no?”.

A Roma, intanto, il Governo Conte, attraverso un decreto a firma del ministro Danilo Toninelli, si accinge a varare una norma proprio per favorire l’accesso al mare.

Commenti  

 
#1 gg 2018-08-11 16:43
scusate ma chi ve lo ha detto che l'accesso ogni 150 metri e' obbligatorio solo per gli stabilimenti balneari? Il piano regionale delle coste parla chiaro e stabilisce che i piani comunali delle ciste devono prevedere un accesso libero al mare ogni 150 metri almeno. Punto. Semmai tocca interrogarsi su come il nostro metaviglioso piano delle coste (costato fior di quattrini pubblici) abbia previsto di assolvere all'obbligo imposto dal piano regionale di VALORIZZARE le coste . Il che significa: primo, riaprire i pubblici accessi esistenti da sempre e solo recentemente abusivamente sbarrati (al nord, i proprietari sarebbero stati denunciati da parte dell'amministrazione comunale fa tempo, altro che apri-si, apri-no, apri-dai e non lo so). secondo, istituire sistemi di gestione del flusso veicolare verso la cista attraverso quei varchi (quindi parcheggi PUBBLICI) e istituire un sustema capillare di controllo e sanzionamento di quei rifiuti sociali che, arrivando carichi come un servizio di catering, non trovano mai posto per la loro immondizia quando si rimettono in macchina. Ka legge regionale e' buona e fatta bene, il problema e' che non puoi poi delegare a degli ingordi analfabeti la sua applicazione: il loro scopo sara' sempre e solo la gara a chi si arricchira' di piu'
 

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