Lunedì 16 Luglio 2018
   
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Don Mario Lamorgese viceparroco alla Matrice

Don Gaetano e don Mario Lamorgese

La nomina del vescovo Giuseppe Favale. Ora manca soltanto la chiesa

Don Mario Lamorgese è stato nominato vice parroco della Chiesa Matrice di Polignano. In queste ore è in vacanza con i preti giovani, a Parigi. Lo abbiamo contattato tramite Facebook per conoscerlo. Ecco chi è don Mario.

 

Vogliamo conoscerla un po'. Qual è il suo percorso spirituale e formativo...

“Sono don Mario Lamorgese, nativo di Rutigliano, ho 29 anni. Terzo figlio di una famiglia semplice e umile, ho trovato, nei valori che mi hanno insegnato i miei genitori, i cardini del lavoro costante, la dedizione all’andare in aiuto ai bisogni degli altri, la vicinanza a chi soffre. All’età di 16 anni dopo un’esperienza forte con l’AC ho scelto di intraprendere il percorso di seminario, prima a Conversano con l’allora rettore don Gaetano e poi a Molfetta per completare il discernimento vocazionale e vivere la formazione pastorale in preparazione al presbiterato. Completati gli studi e il cammino formativo ho ricevuto quattro anni fa l’ordine sacro.

Sono due le esperienze pastorali che hanno segnato il mio cammino fino ad oggi: un anno a Cisternino come vice parroco e quattro anni a Fasano (parrocchia Salette) prima come diacono (un anno) e poi come vice parroco (tre anni). L’anno scorso ho ripreso gli studi di specializzazione in antropologia teologica a Molfetta, che porterò a compimento nel prossimo anno. Da settembre prossimo inizierò, con nomina del Vescovo, a Polignano il ministero di vice parroco nella parrocchia S. Maria Assunta in collaborazione con don Gaetano”.

 

Come nasce la sua vocazione?

“La mia vocazione nasce in parrocchia a Rutigliano grazie al cammino di fede intrapreso nei giovanissimi di Azione Cattolica e segnato dalla testimonianza di due sacerdoti (ormai in cielo) che mi hanno trasmesso l’amore per Dio e il servizio alla diocesi”.

 

Quali sono gli obiettivi che intende raggiungere qui a Polignano?

“Il primo obiettivo è quello di poter conoscere ognuno di voi, non soltanto nella formalità di un servizio liturgico, ma nella condivisione della gioia e fatica di credere. Un altro obiettivo è quello di poter vivere e testimoniare, in continuità con l’esempio già consolidato dei vari presbiteri della zona, la comunione con i confratelli, tra preti e fedeli perché si edifichi il regno di Dio”.

 

Cosa le piace di più di questo paese?

“La gente. Si, perché fin dalla prima volta che ho celebrato sul territorio di Polignano ho sempre avvertito una certa familiarità e gioia di stare insieme, nella semplicità e cordialità”.

 

Qual è un suo sogno?

“Poter celebrare messa nella chiesa Matrice del nostro paese. Conoscendola bene, per essere venuto molte volte nei primi anni di messa, mi rammarica molto vederla chiusa”.

 

Come intende avvicinare coloro che si sono allontanati spiritualmente e fisicamente dalla parrocchia?

“Non ho la pretesa di avere risposta a questa domanda. Ogni personalità, porta con se, chi condivide e chi no, uno stile, un modo di fare. Certamente arrivo con la mia umanità e spiritualità, con le mie fragilità e potenzialità, con le mie gioie e le fatiche. Un punto fermo, nella mia breve esperienza, è quello dell’ascolto. Credo che oggi giorno più che di chi sa dire tante belle parole c’è bisogno di chi si pone in ascolto delle difficoltà e necessità altrui”.

 

Vuole ringraziare qualcuno?

“Ringrazio il buon Dio per avermi donato la vocazione presbiterale. Ringrazio il nostro Vescovo per aver mostrato nei miei confronti sempre fiducia nell’azione pastorale. Ringrazio don Gaetano per la disponibilità e l’entusiasmo che ha mostrato nell’accogliermi in questa nuova comunità. Infine ringrazio tutti i polignanesi, che avevano avuto l’opportunità di conoscermi per precedenti collaborazioni e che hanno mostrato la stima, l’affetto e gesti augurali di benvenuto al momento della nomina”.

 

Vuole lanciare un appello alla comunità polignanese?

“Credere in Dio è possibile, ma non bastano solo i riti o i gesti, le emozioni o i sentimenti, è necessario anche tutto lo sforzo intellettuale per comprendere le ragioni della nostra speranza in Cristo. Per questo il mio appello alla comunità prende in prestito le parole di S. Pietro: “siate sempre pronti a dare ragione della vostra speranza”.

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