Domenica 21 Ottobre 2018
   
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Accom voun i paten? Un'analisi della stagione 2018

patata polignano

L’agronomo esperto Vito L’Abbate: “Molto al di sotto delle aspettative…”


È una stagione a rilento. Molto al di sotto delle aspettative. Analizziamo la stagione delle patate polignanesi 2018 con l’agronomo esperto Vito L’Abbate. Non solo di patata trattasi, ma anche di altre analisi.

L'agronomo Vito L'Abbate

Come va la stagione delle patate a Polignano? Ci dicono che la produzione sia bassa e i prezzi alti...

“La stagione delle patate a Polignano sembra andare a rilento, in quanto la richiesta risulta essere bassa. Ciò avviene perchè nei mercati dove ci rivolgiamo, come ad esempio la Polonia, vi è già presenza di patate locali o importate a prezzi inferiori rispetto ai nostri. Inoltre vi è presenza di offerta anche dalla Sicilia (che ha però quasi terminato) e dalla zona del Napoletano dove vi è un prezzo di vendita inferiore al nostro”.

 

Ma va bene la stagione?

“Molto al di sotto delle aspettative, visto che le patate coltivate sono meno”.

 

Come si determina il prezzo?

“È molto difficile rispondere a questa domanda, ma con certezza le dico che non è il semplice risultato determinato dall'incontro della domanda con l'offerta ma deriva da una serie di fattori, che possono determinarne turbolenze nel valore. Talvolta anche le caratteristiche organolettiche dei tuberi (spessore buccia, consistenza della polpa, contenuto in sostanza secca) possono determinare il prezzo. Purtroppo i prezzi che i commercianti spuntano sono derivati da ciò che il mercato offre”.

 

Quali sono le difficoltà del settore?

“Sicuramente trovare sbocchi per esportare il prodotto: spesso ci si rivolge a mercati che hanno una produzione locale quasi in linea con la nostra: 20-30 anni fa la maggior parte delle nostre patate si esportava in Germania, mentre adesso il paese teutonico, come la Polonia, avendo il prodotto locale già a giugno, non importa quasi niente da noi, tranne un po' di patate varietà Sieglinde, (ottima patata a pasta gialla e soda) che tra l'altro a Polignano non si coltiva più”.

 

Com'è la qualità quest'anno?

“La qualità è accettabile, tenendo conto che alcuni campi hanno subìto seri danni dal gelo di fine febbraio. L'obiettivo, non sempre facilmente raggiungibile, è quello di produrre tuberi con buccia dura, che non si spelli tanto, anche se quest'ultima è proprio la prerogativa della patata primaticcia”.

 

Quali altre colture sono determinanti per i nostri mercati?

“Nella nostra area ci sono tanti articoli che ci garantiscono un lavoro costante durante l'anno: penso al prezzemolo liscio che si esporta in grandi quantità nei paesi del Nord Europa da settembre a luglio; lo stesso dicasi per l'aneto. Senza dimenticare le scarole, le lattughe (lolli), i cavoli che sono articoli che si coltivano da tanti anni nel nostro areale e che talvolta hanno portato buoni profitti”.

 

Come mai a Polignano non si realizza un'impresa di trasformazione del prodotto?

“Quella della trasformazione del prodotto può essere una buona soluzione per smaltire il nostro prodotto, ma questa non è una pista facilmente raggiungibile sia per fattori di natura economica ma soprattutto agronomica: l'industria della trasformazione richiede infatti un prodotto che abbia determinate caratteristiche organolettiche quali buccia stagionata, "occhi" non pronunciati, polpa soda, facile lavabilità, basso tenore di zuccheri riducenti, parametri che spesso non corrispondono con ciò che noi coltiviamo”.

 

Quali sono i limiti del nostro mercato?

“La concentrazione della nostra offerta in un periodo in cui i mercati sono saturi di patate provenienti dalla Sicilia, Cipro, da Paesi extra-Ue o addirittura da patate frigoconservate dell'anno precedente.

Inoltre la frammentazione della nostra offerta è il nostro vero tallone di Achille: la grande distribuzione organizzata che, da par suo, ha la necessità di programmare in anticipo i volumi di prodotto e le condizioni di acquisto della merce, tende a realizzare tali accordi con un ristretto numero di interlocutori, spesso ricercati nella produzione associata”.

 

Ci sono colture nuove nei nostri campi che stanno prendendo piede?

“Pur rappresentando piccolissime superfici, mi affascina il fatto di veder coltivate nel nostro areale in modo intensivo specie alternative: penso al melograno, alla passiflora (frutto della passione),ai limes, alla canapa, al rosmarino, alla menta”.

 

Quali politiche locali bisogna intraprendere per la crescita del settore agricolo?

“Per il rilancio del settore agricolo la politica locale non ha tantissime soluzioni. Nonostante ciò, le istituzioni locali hanno il dovere di divulgare più informazioni possibili tramite l'organizzazione di incontri e seminari su argomenti che sono meritevoli di approfondimento (ad esempio sulle scelte varietali, sui piani di fertilizzazione, autorizzazione all'utilizzo degli agrofarmaci, finanza agevolata)”.

 

Che fine ha fatto il progetto del mercato ortofrutticolo?

“Purtroppo Direttore ne sento parlare solo in campagna elettorale: credo rimarrà una chimera...”.

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