Giovedì 24 Gennaio 2019
   
Text Size

Pino ‘U Reves’: il politico mancato e incomprenso

Pino Cassano

La sua lotta per la legalità gli è costata la libertà. Oggi si sente un incompreso e si è rifugiato nella scrittura


Per la prima volta Pino Cassano (classe 1966) rilascia una intervista, che pubblichiamo qui in esclusiva su La Voce del Paese. Una voce, la sua, incompresa, che merita ascolto. Nato in Svizzera e cresciuto alla ‘Porta Picc’, poi dalla lunga e giovanile militanza politica alla malattia fisica e mentale; oggi Pino, per gli amici ‘U reves’, si è rifugiato nella scrittura e nella lettura, toccando quota quasi 1000 libri letti! Un vero record che si sente; il peso del suo bagaglio culturale è notevole e ha influenzato la sua esistenza e il pensiero critico. Dal 1997 è come se vivesse sotto scorta (dopo una dura lotta contro la criminalità), ma i suoi angeli protettori sono i farmaci che assume da vent’anni. E ne ha passate tante per la sua lotta alla legalità, senza ricevere un solo grazie o qualche rigo di giornale.

È una voce importante quella di Pino, anche per l’attualità politica e amministrativa locale; da giovane sognava un centro storico libero dalla malavita, un salotto attraente per i turisti, e così è stato, con l’avvento di Lamanna assessore e fino ai giorni nostri.

 

Pino, ti senti un emarginato?

“Un incompreso. Un antipartitico che non ha una corrente precisa. Mi sento un liberista sociale, che non è altro che la traduzione dei tempi moderni del pensiero critico al pensiero unico. Un globalismo non unilaterale ma sociale. Qui nasce la teoria di Bauman sulla società liquida. Io concretizzo il pensiero baumaniano a livello politico. Senza stato sociale, senza uguaglianza, si ha un liberismo fine a se stesso. Se non si cerca una redistribuzione della ricchezza globale, questo sistema tenderà a fallire. Questo è in sintesi il mio pensiero”.

 

Come comincia la tua passione politica?

“Avevo appena 11 anni. Dislettico nello scrivere però apprendevo contenuti forti. A 12 anni mi interessai già del caso Moro. Mi affascinavano gli scritti di Pasolini, e mi interessai del suo assassinio. Leggevo di nascosto, compravo tutto quello che si trovava in edicola. Le mie tre figure di riferimento erano Peppino Impastato, Mauro Rostagno e Giancarlo Siani. Il mio primo libro letto è Fontamara di Ignazio Silone. E da quel momento mi venne la passione politica. Di nascosto compravo i libri e li ordinavo a Feltrinelli a Bari. Sono stato sempre attratto dai fenomeni sociali. Nasco come politico antiproibizionista ed ecologista, poi divento garantisca e scopro le disavventure che dà il carcere. Divento un estremista di sinistra, un trotzkista, e lotto per l’uguaglianza.

L’antiproibizionista visto dai radicali aveva un fine, visto da sinistra ne aveva un altro.

La mia passione è per l’uguaglianza: la sopraffazione dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente non ci deve essere.

Ho militato in Rifondazione Comunista, Verdi, Socialisti. Ho conosciuto tanti amici…”.

Tanti anni fa quando militava nel Partito Comunista

Fammi qualche nome?

“Mimmo Lomelo a livello locale, ci stimiamo da una vita. De Girardis, Matteo Lorusso, Carmen Centrone con la quale ho militato di più attraverso la corrente liberalsocialista alla Rosselli. Mi affascinava la figura di Ernesto Rossi, che scrisse prima di Tangentopoli.

Adesso scrivo e leggo sociologia e politologia a non finire.

Non sono per una idea evolutiva della società, sono un femminista incallito. Sono per un reddito di base che è diverso dal reddito di cittadinanza dei grillini, che è vincolato al lavoro, mentre il primo è collegato alla libertà per la propria autodeterminazione.

L’ultimo mio voto è stato per Liberi e Uguali, perché ci vuole la parità di genere, i salari equiparati e le 35 ore lavorative, antiinfortunistica sul lavoro (altro che morti bianche, sono macchiate da una finanza darwinista e un capitalismo nazista). Ci vuole un forte stato sociale e il salario di ingresso deve essere di 1350 € netti. E sono per la formazione tutto l’anno”.

 

Altri amici?

“Certo. Nichi Vendola, Laura Marchetti, Leccese, Boselli, Pecoraro Scanio, Losappio. Quando si è stufi del proprio paese che non ti segue si va fuori, così ho conosciuto docenti a Monopoli, il prof. Bini, l’avvocato Angiuli. Sono 6 anni che combatto un’esistenza non facile, ho combattuto il tumore al colon retto...”

 

E di Polignano che ci dici?

Prima, quando ero tifoso della Polimnia, sognavo sempre la cittadella dello sport. E stava un mio progetto nel cassetto che volevo fare con Modesto Scagliusi della Grotta. Sottotraccia stavo facendo una piantina per espropriare terreni e fare una cittadella dello sport. Lui non sa niente. Il centro storico lo vedo bellissimo, si è avverato il mio sogno”.

 

Era un’idea tua?

“Sì. L’assessore Lamanna la portò a compimento. Il centro storico era decadente, girava tanta droga…”

 

Ti sei opposto alla criminalità?

“Prima il contrabbando. Sono stato sempre contro i soldi facili. C’era la mafia che spacciava droga e un giro di armi con la guerra in Jugoslavia”.

 

C’è pure ora la criminalità…

“Lo so. Ma è diverso adesso. Dove ci sono soldi un po’ ‘facili’ e c’è questo tipo di benessere, è logico. Per questo le droghe vanno legalizzate, per combattere la criminalità”.

 

Che ne pensi di questa amministrazione?

“La seguo da lontano. Sono di centrosinistra. Abbiamo un PD alleato con la lista di Colella. Il sangue che scorre nel PD è partigiano, della resistenza. Sono un antifascista nato e non andrò mai dall’altra parte politica. Ma a livello nazionale il PD non è più di sinistra perché ha incarnato un’idea liberaldemocratica della società.

Menomale che a livello locale c’è un Colella che con i suoi 1000 voti non ha fatto andare Vitto al ballottaggio.

Penso che un po’ di ordine pubblico a livello di traffico ci vorrebbe, e uno sviluppo armonioso, qualche aziendina per far lavorare i giovani. Il binomio turismo agricoltura non va più. All’epoca proposi un consorzio produttori e consorzio agricoltori con i manager, sono stato poco ascoltato.

Nel 1997 mi chiamò in ballo una lista civica e mi trovai nei casini…”.

 

Ti senti un incompreso. C’è stata ingratitudine nei tuoi confronti?

“No, non penso. All’epoca mi hanno stimato un po’ tutti. Più di tutti De Girardis e Carmen Centrone. De Girardis mi metteva in guardia e diceva che me l’avrebbero fatta pagare, e così è stato. Abbracciai il socialismo rosa con la vittoria di Zapatero in Spagna. Carmen la seguo sempre, abbiamo fatto tutte le campagne elettorali con lei. Lomelo mi conosce. Politicamente mi conoscono tutti”.

 

U reves è il soprannome?

“Perché mio nonno era di Ruvo”.

 

Quanti libri hai letto?

“950! I miei preferiti sono ‘Fuga senza fine’, il libro che più mi ha affascinato e ‘Il banchiere anarchico’, ‘L’ozio creativo’ e la società liquida di Bauman”.

 

Come vivi oggi?

“Vivo con mio fratello e con appena 279 € di pensione. Ho dato tanto per questo paese, l’ho pagata pure sulla mia pelle, e sono un incompreso”.

NICOLA TEOFILO

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI