Mercoledì 23 Gennaio 2019
   
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Una volpe "scopre" nuove grotte e scheletri a Santa Barbara - FOTO e Reportage

Si scava ancora a Santa Barbara

Reportage pubblicato su "La Voce del Paese (edizione Polignano) uno dei 10 comuni del network", nelle edicole da venerdì 15 gennaio.

 

Scoperti nuovi scheletri e un ipogeo a Santa Barbara

Una volpe “archeologa” si era rifugiata all’interno

catturando l'attenzione degli archeologi

 

Ecco la storia sorprendente e il nostro viaggio tra passato e futuro

 

A Santa Barbara si continua a scavare per riportare la storia al presente e rilanciarla al futuro. Con cazzuola e pennello…. ma soprattutto a mano: gli studenti hanno portato alla luce una nuova ed interessante struttura neolitica: l’ultimo tassello di paleostoria scoperta del prof. Rocco Sanseverino.

Ma a scoprire per prima la struttura, un’archeologa a sua insaputa, è stata una volpe. Infatti, prima che giungesse il team del professore, il mammifero si è infilato nella spaccatura di una roccia affiorante, ha trovato quantità di terreno sufficiente per costruire una tana all’interno della quale ha formato una famiglia.


Si scava ancora a Santa Barbara

Per diversi anni, la volpe (Vulpes vulpes, come sottolinea Sanseverino) pian piano ha tirato fuori molta terra che subito si rese differente da quella in superficie, ricca di antiche testimonianze: tutto ciò non è passato inosservato, soprattutto agli occhi di chi da oltre un ventennio, come Sanseverino, scava il noto sito neolitico.


Cosa c’è sotto.

La terra, di consistenza sabbio-argillosa, si sbriciola come un biscotto, merito, una volta tanto, della siccità e del caldo anomalo di questo inverno.

Il primo intervento in quest’area risale al 1987 quando i tecnici, dell’allora Istituto di Civiltà Preclassiche, seguirono le tracce in superficie dei profili dei fossati neolitici che, seppur parzialmente, circondavano l’area del villaggio capannicolo. Da quel momento s’intuì il potenziale archeologico del sito

Si scava quasi tutti gli anni ma sono decisamente molti e grandi gli ostacoli interposti a chi fa, di questo mestiere, sacrificio e passione, semplice gratificazione scientifica.

Molto è stato scoperto finora …da quello che si evince dai numerosi contributi scientifici pubblicati, e in corso di stampa, dedicati all’insediamento di Santa Barbara.


L'ingresso del nuovo ipogeo scoperto, il prof. Sanseverino e l'assessora marilena Abbatepaolo

Qui, a partire dall’uomo di Neanderthal, o comunque dalle nostre comune origini paleolitiche, tutti hanno mostrato di aver avuto del buon gusto perché la vista mare oggi varrebbe un cinque stelle!. Attestato sul crinale di un poggio, il sito pare distendersi attualmente sul tipico paesaggio agrario tradizionale costituito da orti, da prati variopinti e, verso valle, un tappeto di ulivi interrotto dal blu del mare, alle spalle, austero e silenzioso, c’è l’ipogeo Manfredi.

“Questo intricato sistema di buche scavate nell’area Galluzzi – osserva il prof. Sanseverino mentre realizziamo scatti per un reportage – non sono collegate al sito ipogeo dell’area Manfredi. Nascono a scopo abitativo già alla fine del sesto millennio a. C. a fronte di un nutrito gruppo di capanne circondate dal fossato. Poi il villaggio viene abbandonato, probabilmente alla fine del quinto millennio, a causa di una crisi climatica (in senso più arido), pienamente documentata da studi paleoclimatici, che investe tutti i villaggi neolitici, dal Tavoliere alla Puglia centrale.

L’area tornerà ad essere frequentata alla metà, o forse poco prima, del quarto millennio a. C., forse per due motivi: per seppellire i loro morti (sotto i nostri piedi e nell’area circostante ci sarebbe la necropoli neolitica in parte esplorata) per realizzare le eccezionali strutture ipogee”.

Il sito dove si sta lavorando a Santa Barbara

Mentre i ragazzi scavano e ricostruiscono muretti a secco, come un gioco di Lego, ci facciamo guidare da Sanseverino e dall’assessora Marilena Abbatepaolo, e proviamo a indovinare cosa potrebbe lasciarci,  quando saranno conclusi gli scavi. “Oltre ai monumenti sotto i nostri piedi, a pochi metri di profondità, ci sono anche resti di ceramiche, di caprioli e di cervi utilizzati durante il rito propiziatorio” – ne è convinto il professore.

Sì, perché l’area in cui ricade l’insediamento neolitico di Santa Barbara, se non lo abbiamo ancora capito, è un’area santuario utilizzata per generazioni dai neolitici che, probabilmente arrivavano anche da villaggi molto lontani per celebrare riti propiziatori legati alla fertilità della Natura, uomo compreso. 

Qua e là, tra siepi e radure, riaffiorano intonaci di capanna, indizi di sepolture, altre grotte mai mostrate al pubblico, e qui per la prima volta, immortalate dal nostro obiettivo, vi mostriamo un mondo sconosciuto.

Questo patrimonio però è ancora proprietà privata, seppur con vincolo paesaggistico e archeologico, e da continuare a mettere in sicurezza.

 

Quanto manca per aprire un parco archeologico?

“Almeno un paio di milioni di euro!”. Scherza Sanseverino. Ma non è tutta una questione di soldi. Anzi.

“È necessaria prioritariamente l’acquisizione al demanio – ci spiega il prof – ci vuole un progetto di investigazione delle aree ritenute importanti e più monumentali. Una volta conosciute, bisogna perimetrare il parco. Solo allora bisognerà attrezzare dei percorsi che possano spaziare da archeologici a naturalistici o ciclabili. C’è chi lo fa già, anche in situazioni di totale abusivismo e insicurezza.

Per questo sono necessarie l’acquisizione, la definizione dei confini, la messa in sicurezza e l’installazione di segnaletica e cartellonistica”.


E i costi? E i tempi? Ci vorranno altri quarantanni?

“Dipende dalle risorse investite – osserva l’esperto – Si continuerà comunque a scavare poiché solo la ricerca assicura la piena fruizione del patrimonio sia a livello scientifico sia turistico. Il vostro futuro parte dal vostro importante, antico passato.

A Santa Barbara basterebbe acquisire quello che è già emerso in 40 anni di scavi per avviare il parco, (del santuario neolitico) con il percorso turistico e contestualmente si realizzerebbe anche il polo museale con annessi laboratori funzionali alla ricerca e alla didattica d’eccellenza. 

Il percorso, già fruibile dai turisti e dalle scolaresche, avanza man mano che gli scavi proseguono”.


Il museo diffuso.

Il prof. Sanseverino e l’assessora Abbatepaolo non immagino uno spazio museale unico, ma più esposizioni diffuse lungo questo percorso che nel futuro potrebbe collegare Santa Barbara a San Vito (antico fiordo adibito a porto marino).

La prima area espositiva sorgerebbe nel quartiere C2, in concomitanza delle ricerche archeologiche in corso. “Ci sono ampi spazi dove allestire laboratori interattivi, esposizioni fotografiche, depositi di reperti” – osserva la Abbatepaolo. 

Mentre parliamo di musei, alcuni ragazzi fanno cenno e ci mostrano alcuni reperti e materiali antichi freschi e appena ritrovati. “Vedi – puntualizza Sanseverino – questi reperti sarebbe meglio che restassero nel territorio di rinvenimento. Sarebbe opportuno che il patrimonio archeologico, ovvero le origini dell’identità culturale dei polignanesi, restasse fruibile dagli stessi che dovrebbero reclamarlo a gran voce. Occorre ricordare però che il patrimonio storico-archeologico, in particolare, è soggetto vincoli legali/amministrativi piuttosto ristretti, la sua gestione è, per legge, affidata a personale di assoluta competenza professionale e scientifica”.


Gli scavi a San Vito.

Mentre gli scavi a Santa Barbara si avvieranno alla conclusione annuale e il primo museo del polo diffuso speriamo possa essere  aperto alla C2, le attenzioni potrebbero finalmente concentrarsi altrove. Quindi torniamo San Vito, dove c’è ancora da scavare e da scoprire, e il bello è che non sono terreni da espropriare. Sarebbe tutto più semplice.

Sanseverino ne indica l’urgenza e l’importanza della sua scoperta: “Dobbiamo riprendere gli scavi a San Vito, che conosciamo almeno dal 2001, per capire quanto è funzionale e importante il sito. Abbiamo finora accertato l’esistenza di una villa romana, una zona residenziale molto antica di età imperiale, e, probabilmente di un’area pubblica risalente al periodo tardo antico che si estende, probabilmente, fino all’alto medioevo. Questo sito è nato in funzione delle attività del porto romano che era un fiordo  artificiale scavato dai romani molto più profondo del porticciolo di San Vito come lo conosciamo oggi. In particolare l’area era molto attiva già in epoca protostorica”.

Potrebbe essere l’approdo marino di Santa Barbara. Un’altra città nella città di Polignano, che così esploderebbe nella ricchezza dell’offerta culturale e turistica.

Segni ritrovati su alcune grotte circostanti ancora inesplorate di Santa Barbara


Soldi finiti. Scavi di emergenza.

Ma come la mettiamo con i pesanti tagli dei fondi per scavi archeologici caduti come una mannaia da questo governo?

Santa Barbara è uno dei pochi, decennali scavi ancora in corso in Italia secondo le direttive del Ministero per i Beni Culturali. Quelli non ancora avviati sono fuori, perché il governo ha tagliato i fondi, che è un po’ come accettare di nascondere la polvere sotto il tappeto. Ma qui non si tratta di polvere. C’è la nostra storia, fonte di economia per le generazioni presenti e future. I tagli sono ingiustificati.

“Per località San Vito – risponde la Abbatepaolo – faremo una richiesta di scavo di emergenza secondo le procedure d’intesa con la locale Soprintendenza Archeologica della Puglia.

Non c’è solo il parco archeologico in ballo, ma la possibilità di offrire un polmone verde ai turisti e di recuperare la vegetazione e la tipicità dei luoghi: dai percorso con carrubi, ulivi risparmiati dall’agricoltura intensiva, al percorso marino a San Vito e lungo la costa”.

Tutto deve procedere anche per amore di verità, per la nostra economia turistica e per mappare i siti ed evitare che tracce importanti della nostra storia continuino a migrare fuori come le nostre menti. Più emergenza di così.

NICOLA TEOFILO

Commenti  

 
#1 facile 2016-05-02 15:21
Il depuratore puzza di merda e questi pensano all'archeologia! Roba da matti!
 

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