Venerdì 22 Marzo 2019
   
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"Al cimitero c'è posto per tutti!" - Don Vito Benedetti e il 2 novembre

2 novembre 2015 don giancarlo don gaetano don vito benedetti don vanni don pinuccio figlio custode

Il fotoreportage è stato pubblicato in anteprima su "La Voce del Paese - edizione Polignano (uno dei 10 comuni del networK) nelle edicole da venerdì 6 novembre.


 

"DIFENDIAMO I CIMITERI"

“Servono a ricordare per poter leggere il presente e per poter progettare un futuro”

"Al cimitero c’è posto per tutti!". Mons. Vito Benedetti commemora i defunti in una messa del 2 novembre 2015 nella nuova zona del camposanto di Polignano.

 

 

È vero, Fusillo aveva sbagliato i calcoli, e la gestione del cimitero polignanese è di fatto ancora in alto mare. “A Polignano si muore poco” – fu un nostro celebre titolo del 2014. Pochi sono i loculi venduti, troppi quelli previsti nel progetto e ora vuoti. E nella zona nuova manca ancora la famosa cappella. È qui che lunedì 2 novembre i fedeli hanno commemorato i defunti per la prima volta.

“Siamo nella zona nuova del cimitero – ha esordito mons. Vito Benedetti nella sua omelia – e vedo che c’è posto… c’è posto per tutti, almeno per noi, di Polignano”. Non è un incipit ironico, in realtà tutto il discorso sarà incentrato sul valore di questi luoghi che preservano la memoria. Questo discorso ve lo riportiamo integralmente.

“Forse siamo fortunati – ha proseguito don Vito Benedetti – perché in tante città non c’è più posto, dove si sta diffondendo una nuova abitudine… la cremazione, si bruciano i corpi, si riducono in cenere.

in certi film e in rappresentazioni televisive ho visto delle cassettina contenenti le ceneri di qualche caro morto e cremato, e buttate così nel mare o sparsa nell’aria. Bruciato e via. Si perde nel nulla. Allora mi domando: i cimiteri saranno superati? Arriverà un giorno in cui non ci saranno più i cimiteri?

Si perderà la memoria. Intanto io vedo che in tutta la storia di tutti i popoli abbiamo la presenza di luoghi che chiamiamo cimiteri. La morte ha tutto un rito di sepoltura, e vengono eretti edifici che lasciano memoria dei propri cari. Non c’è civiltà che non abbia il suo cimitero. Alcuni cimiteri sono addirittura monumentali. Quando sono stato in pellegrinaggio in Terra Santa, un musulmano ci spiegò che le moschee nascono laddove muore un loro capo santone. La moschea ricorda la vita di un personaggio del mondo musulmano. Ma anche per noi cristiani San Pietro in Vaticano è un esempio; sotto alla basilica troviamo il cimitero laddove Pietro è stato sepolto. La chiesa è nata su una tomba. Anche nelle tradizioni non soltanto religiose, ma anche civili, ci sono monumenti per commemorare caduti e martiri. Viene fatta la memoria…

A che serve questa memoria? Perché ricordare? Ricordare per poter leggere il presente e per poter progettare un futuro. Non è un ricordare per perdersi romanticamente in un passato, per piangere e dimenticare la realtà del presente… No. Non è questa la memoria. Si fa memoria per riscoprire i valori autentici e quindi progettare il futuro. Ecco perché non c’è comunità che non abbia i suoi monumenti funebri che ricordino il passato e la memoria dei propri cari. È qui, al cimitero, che troviamo le nostre radici. Togliere le radici è come un naufrago in mezzo al mare senza meta. È il passato, quindi la memoria, che ci fa leggere i valori della vita e ci fa progettare un futuro.

È vero, al cimitero la lacrima scappa ma poi usciamo da questo luogo con sentimenti diversi… tanti rancori, tanto egoismo e tanta prepotenza di fronte alla morte scompaiono. Quindi questi monumenti chiamati cimiteri sono preziosi per la nostra umanità e la nostra crescita.

A Gerusalemme c’è una chiesa nata sul Sepolcro di Gesù, dove è stato crocifisso, quindi morto e sepolto. Ma la stessa chiesa porta il nome della resurrezione. È la stessa chiesa che ha un doppio nome e che rivela il mistero della morte e della resurrezione. Quel mistero Gesù ce lo fa rivivere qui al cimitero. È nell’Eucarestia che facciamo memoria, ricordiamo Gesù che è morto e ci ha salvato dalla morte. Ecco il Signore ha esaudito la nostra speranza. La sua morte ci salva e ci dà speranza nella resurrezione. Gesù è venuto per salvare l’uomo non per condannarlo, è venuto a portare misericordia”. 

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