Il caso delle "finte" impiegate è politico

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Da "La Voce del Paese", in edicola da giovedì 14 marzo 2013.

 

Disservizi, sprechi e cattiva gestione politica: il voto è l’unica arma possibile

 

 

Sondato il fiume di polemiche, finalmente possiamo dire la nostra sul caso delle “finte” impiegate all’Asl di Polignano. Per scelta editoriale non vogliamo dare tanto risalto al merito della vicenda, di cui se ne stanno occupando le autorità e il sindacato preposto. Al contrario. A noi, e spero all’opinione pubblica, dovrebbe interessare più l’aspetto politico. Il circo mediatico è una fabbrica di mostri che crea e distrugge continuamente, come dei piccoli Frankenstein. Allo stesso modo, il sistema politico e dirigenziale è in grado di creare e distruggere vittime consapevoli, ignari delle conseguenze cui si va incontro quando si ottiene il famigerato posto per raccomandazione o segnalazione.

Le due “finte” impiegate alla Asl di Polignano, segnalate per l’appunto, assunte per mansioni di pulizia e poi trasferite al front office dello Sportello ticket per scelta della stessa Asl, sono state sacrificate sull’altare della gogna mediatica, sono finite nel tritacarne del circuito bar-istico paesano, contestate, criticate, odiate, lapidate nell’immaginario collettivo. Ma c’è una persona, in tutta questa faccenda, che non ha ancora speso una parola ma che è attore protagonista di questa grande commedia del peccato. Un politicante che avrebbe aiutato le due impiegate nel momento del bisogno, inserite grazie al gioco perverso offerto dalle cooperative e dalle società di servizi esterni agli enti pubblici, un ottimo escamotage per aggirare l’ostacolo concorsi pubblici. Aggredire le due signore (il cui servizio pare sia stato gradito dall’utenza pubblica) sarebbe, oggi un controsenso; come sparare sulla croce rossa. In realtà molti avrebbero desiderato quel posto di lavoro, pur precario ma indispensabile di questi tempi. Sarebbe fin troppo facile colpirle alle spalle. All’opinione pubblica, così agguerrita e in preda agli istinti più vendicativi, rivolgiamo due appelli.

Il primo. Abbiamo la possibilità di scegliere i nostri amministratori pubblici e rappresentanti politici secondo il sano principio della legalità. Poniamo fine al do ut des: per intenderci, al voto barattato con dei miseri o prestigiosi posti di lavoro. Ora, lasciate che il sentimento di invidia e di cattiveria verso le signore “imputate” lascino spazio all’intelligenza, alla riflessione.

Il secondo appello. Dobbiamo pretendere una Sanità legale, equa, solidale, efficiente. Per quanto private siano le società di servizi (in questo caso la Sanità Service), in realtà i disservizi sono a totale carico del pubblico, del cittadino, dell’utente. L’allontanamento delle due impiegate ha paralizzato il servizio (al momento è impossibile pagare i ticket). Il laboratorio di Odontoiatria è da tre anni senza trapani, con macchinari spenti, nonostante lo sperpero di danaro pubblico. Mancano i cerotti per un banalissimo prelievo di sangue. Il servizio di riabilitazione è de-territorializzato su Ostuni. Non c’è personale infermieristico adeguato per dei semplici medicamenti. L’assistenza domiciliare è una chimera, tanto che i poveri pazienti devono arrendersi pagando di tasca propria un infermiere privato. Ci sono perfino addetti alle pulizie che si occupano di cambio flebo o di igiene dei pazienti, mettendo a rischio la salute e l’igiene personale. Le due impiegate-imputate, avrebbero prestato servizio di front office pagate da addette alle pulizie, quindi con una paga inferiore rispetto alle mansioni svolte. Hanno forse prestato del lavoro in nero? Chi risponderà di tutto questo?

Il prossimo bubbone potrebbe scoppiare nella commissione invalidi di Monopoli e Conversano, e all’ufficio liquidazione di Monopoli. Ben venga dunque la riforma tanto invocata dalla dirigenza generale (a danno di se stessa e delle proprie scelte? Non è ancora chiaro). Intanto però, noi poniamo la questione morale nella politica cittadina e dei politici che, grazie al loro modus operandi, riescono a costruire fortunate carriere politiche e istituzionali. Costoro, prima o poi saranno giudicati al voto. Perché, se elettori si sono tanto indignati per la vicenda dei concorsi e della presunta Parentopoli, domani saranno liberi di “punire” i propri amministratori politici. Il voto è l’unica arma per sconfiggere questo sistema. E i primi frutti, qualche giorno fa, li ha già maturati.