Ville a rischio e colture sulle lame di Polignano - FOTO

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Tratto da "La Voce del Paese", in edicola dal 31 gennaio 2013

 

 

INCHIESTA: Dall’alluvione del 2006 a oggi, lo stato del territorio polignanese è peggiorato.

Viaggio tra lame e abusi edilizi (GALLERIA FOTO A FINE ARTICOLO)

 

Dopo aver accolto l’invito del presidente Modesto Pellegrini a preservare lo stato delle lame nelle campagne e lungo la costa polignanese, armati di fotocamera, abbiamo deciso di ripercorrere i luoghi devastati dall’alluvione del 2006. A distanza di quasi sette anni, scopriamo che dopo la bonifica e la pulizia delle lame, lo stato del territorio polignanese è decisamente peggiorato.

Oltre agli immobili sanati del passato, scopriamo che in alcune zone (vicino Madonna di Grottole), dove nel 2006 una famiglia di francesi rischio di morire e da allora non si sono più visti a Polignano, si continua a costruire in prossimità della lama. Ai francesi fu venduta una villa “patacca”: i costruttori non informarono gli acquirenti dei pericoli che avrebbero corso, considerando che l’abitazione era vicina a un corso d’acqua.

Si continua a fare così anche oggi? Perché le Autorità militari non intervengono setacciando alcune concessioni edilizie? Come è possibile che si continui a costruire o coltivare in questo modo? I nostri obiettivi fotografici sorprendono alcune aree di campagna dove i proprietari o progettisti non hanno rispettato l’ordinanza sindacale numero 42 del 1997 che, per sommi capi, recita così: “Non si può fare attività di cava”.

Alcuni muretti a secco superano il margine stradale oppure non rispettano la tipicità e la funzionalità del paesaggio. Nelle lame si fa agricoltura, crescono sterpaglie, gli agricoltori si attrezzano con mezzi di fortuna, installando canali dal diametro talmente piccolo, che basterebbe un acquazzone per ostruire il naturale passaggio delle acque reflue. Sempre a Madonna di Grottole, le lame imboccano un piccolo canale incastonato tra le mura domestiche e poi scompare.

In caso di forti acquazzoni, l’acqua potrebbe “scivolare” e invadere tutto il territorio, già desertificato a causa dell’agricoltura intensiva. In molti casi si coltiva perfino sopra i canali di scolo. Ci spostiamo dalle parti di contrada Fusella: il costone è completamente cementificato. Ancora, in contrada Torre Annibale, La Grave, dove all’interno dei campi si può ammirare uno dei carrubi più belli e più grandi di sempre, si è costruito quasi all’interno delle lame, mentre i canali di scolo sono talmente piccoli da non consentire neppure il passaggio di un cane di media taglia. La lama del Tagliato, verso Cozze, sfocia in una delle zone più edificate e sanate della storia. Siamo nei pressi di via dei palmizi. A vale, fino alla battigia, si è colato cemento in maniera selvaggia. I canali di scolo sono quasi invisibili. A monte è stato edificato un bed&breakfast con tanto di piscina in prossimità della lama.

Le zone a rischio emergenza sono: Quintavalle e quartiere C2. A Quintavalle la lama scompare dalle cartografie tecniche, ma è tuttora visibile: ci hanno costruito sopra (la nuova maglia in via Monopoli), e il canale di scolo è strettissimo, quasi invisibile e occultato dalle erbacce e dai detriti. In caso di alluvione, la nuova maglia rischia di essere travolta dalla massa d’acqua che si accumula a monte e si sfoga a valle. Ci voglioni 2 milioni di euro per realizzare il nuovo canale di scolo, ma se ne parla già da tre anni, con un nulla di fatto. Quintavalle fu già duramente colpita nel 2006.

Quanto alla C2, cosa si sta aspettando a demolire il rudere e cantierizzare i lavori, già affidati alla ditta Andresini? Alla demolizione e ricostruzione della volumetria esistente, sotto cui scorre la lama, dovrebbe seguire la realizzazione di un canale idraulico, opera urgentissima, che garantirà il corretto deflusso delle acque. Se ciò non accadrà, in caso di forte pioggia la C2 potrebbe nuovamente pagare un prezzo alto. La lama è attualmente interrotta e la pericolosità di questo stato è ben visibile anche da Google Map.