"La verità sulla discarica". Videointervista #2

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In basso, a fine articolo, la seconda parte della VIDEO intervista

 

Torniamo sul caso della discarica a servizio dei comuni del Bacino Ato Ba5, compreso il comune di Polignano.

Le due vasche che costituiscono la discarica di soccorso, a servizio dell'impianto complesso di C.da Martucci, finora hanno destato interesse solo per la reale possibilità di accogliere rifiuti biostabilizzati per i previsti quindici anni. Oggi possiamo aggiunge un altro elemento di preoccupazione: secondo quanto ci riferisce Domenico Lestingi, quelle due  ‘discariche’ non dovrebbero "essere operative, giacché non è stato rispettato nessun termine di legge e di sicurezza".

Quando si realizza una discarica, ultimata la fase degli scavi, si procede a 'ricoprire' il fondo e i fianchi della cava con un metro di argilla compattata e una guaina. Due elementi che, insieme ai pozzi per l'aspirazione del percolato, hanno il compito di rendere impermeabile il fondo della futura discarica e proteggere la falda da qualsiasi tipo di infiltrazione e inquinamento.

La Lombardi Ecologia, consorziata in questa circostanza con la Co.Ge.Am. (Albanese-Marcegaglia), avrebbe gestito tutto in maniera decisamente singolare: "Nella discarica di servizio e soccorso non ancora operativa − rivela Lestingi − abbiamo usato materiale di scarto e terreno vegetale. C’è solo una ‘spolverata’ di argilla, utilizzata per ‘pittare’ il fondo della vasca prima di stendervi sopra la guaina, affinché sembrasse tutto a norma".

Si potrebbe obiettare che il collaudo ha certificato il pieno rispetto di ogni requisito imposto dalle vigenti normative. C’è una spiegazione anche per questo: "Il collaudo è stato boicottato. Ci hanno fatto mettere la giusta quantità di argilla solo in pochissime zone. Nel momento in cui si andava a scavare per prelevare i campioni da analizzare, il comitato tecnico per il collaudo indicava i punti che erano stati prima segnati di comune accordo, e il metro d’argilla si trovava sempre".

Se questo venisse confermato dagli inquirenti, vorrebbe dire che sarebbe esistita un’intesa tra i gestori, il direttore dei lavori, l'ing. Carmine Carella, e i tecnici collaudatori, finalizzata ad ottenere le varie autorizzazioni pur non avendone i requisiti. E i danni che potrebbero derivare dalla mancata impermeabilizzazione sarebbero immensi: "Per esperienza ventennale − dichiara Lestingi − non c’è guaina che tenga. Non appena il percolato inizierà a premere sulla guaina, questa si romperà e il liquido si infiltrerà in falda, fino a creare un fiume sotterraneo. Tra l'altro, durante gli scavi spesso capitava di trovarsi in buchi che, non essendoci l’argilla a tapparli, faciliteranno la penetrazione nel sottosuolo".

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