Domenica 18 Agosto 2019
   
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"La verità sulla discarica". Videointervista #2

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In basso, a fine articolo, la seconda parte della VIDEO intervista

 

Torniamo sul caso della discarica a servizio dei comuni del Bacino Ato Ba5, compreso il comune di Polignano.

Le due vasche che costituiscono la discarica di soccorso, a servizio dell'impianto complesso di C.da Martucci, finora hanno destato interesse solo per la reale possibilità di accogliere rifiuti biostabilizzati per i previsti quindici anni. Oggi possiamo aggiunge un altro elemento di preoccupazione: secondo quanto ci riferisce Domenico Lestingi, quelle due  ‘discariche’ non dovrebbero "essere operative, giacché non è stato rispettato nessun termine di legge e di sicurezza".

Quando si realizza una discarica, ultimata la fase degli scavi, si procede a 'ricoprire' il fondo e i fianchi della cava con un metro di argilla compattata e una guaina. Due elementi che, insieme ai pozzi per l'aspirazione del percolato, hanno il compito di rendere impermeabile il fondo della futura discarica e proteggere la falda da qualsiasi tipo di infiltrazione e inquinamento.

La Lombardi Ecologia, consorziata in questa circostanza con la Co.Ge.Am. (Albanese-Marcegaglia), avrebbe gestito tutto in maniera decisamente singolare: "Nella discarica di servizio e soccorso non ancora operativa − rivela Lestingi − abbiamo usato materiale di scarto e terreno vegetale. C’è solo una ‘spolverata’ di argilla, utilizzata per ‘pittare’ il fondo della vasca prima di stendervi sopra la guaina, affinché sembrasse tutto a norma".

Si potrebbe obiettare che il collaudo ha certificato il pieno rispetto di ogni requisito imposto dalle vigenti normative. C’è una spiegazione anche per questo: "Il collaudo è stato boicottato. Ci hanno fatto mettere la giusta quantità di argilla solo in pochissime zone. Nel momento in cui si andava a scavare per prelevare i campioni da analizzare, il comitato tecnico per il collaudo indicava i punti che erano stati prima segnati di comune accordo, e il metro d’argilla si trovava sempre".

Se questo venisse confermato dagli inquirenti, vorrebbe dire che sarebbe esistita un’intesa tra i gestori, il direttore dei lavori, l'ing. Carmine Carella, e i tecnici collaudatori, finalizzata ad ottenere le varie autorizzazioni pur non avendone i requisiti. E i danni che potrebbero derivare dalla mancata impermeabilizzazione sarebbero immensi: "Per esperienza ventennale − dichiara Lestingi − non c’è guaina che tenga. Non appena il percolato inizierà a premere sulla guaina, questa si romperà e il liquido si infiltrerà in falda, fino a creare un fiume sotterraneo. Tra l'altro, durante gli scavi spesso capitava di trovarsi in buchi che, non essendoci l’argilla a tapparli, faciliteranno la penetrazione nel sottosuolo".

VEDI ANCHE VIDEO INTERVISTA 1 E COMMENTI

Commenti  

 
#3 INDIGENO 2012-07-13 12:29
per bufala...
ma come mai in un terreno agricolo sono stati trovati dei rifiuti (sembrerebbero tossici) senza che nessuno ne sapesse nulla??? Certo che bisogna verificare ma non credo che l'azienda coinvolta prenderebbe bene una indagine giornalistica o in questo periodo abbia il tempo e la volontà di rispondere ai giornalisti!!!!
 
 
#2 Bufala 2012-07-11 12:03
Forse non Ci vediamo alle sono commenti perché ad occhio nudo queste dichiarazioni hanno il sapore della bufala. Con tutti i sistemi di rilevazione satellitari ed altri sistemi di controllo particolarmente "ficcanti" mi sembra proprio difficile pensare che quanto raccontatao possa errere vero.
Mi domando ma il giornalista ha verificato la versione fornita dall'ex operaio?
Ed ancora il giornalista ha chiesto all'azienda coinvolta nel racconto la propria versione dei fatti?
 
 
#1 INDIGENO 2012-07-09 13:23
Possibile che nn ci sono commenti a questo articolo?! Ci fossiliziamo su "puttanate" come la locandina e nn siamo in grado di indignarci per una "faccenda" di una gravità inaudita per il nostro territorio...svegliamoci e diciamo basta ai supprusi!
 

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