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Quando il nuovo museo Pascali era covo di contrabbandieri

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Negli anni '80 e '90 furono spesi miliardi per il museo e il depuratore. Non se ne fece mai nulla

Gli anni dell'occupazione 

 

 

Il nuovo museo Pascali nell’ex mattatoio è stato finalmente aperto al pubblico. Ma cos’era prima di diventare museo? Con Carlo Cigliola, fotografo polignanese, proviamo a rispolverare la storia ormai dimenticata del mattatoio Ottocentesco, vero gioiello architettonico che oggi guarda con fierezza all’Isola di Pascali.

Negli anni Novanta, l’ex mattatoio era diventato un covo dei contrabbandieri in riparo dalle intemperie durante i loro traffici, ma anche covo dei drogati e dei clandestini che arrivavano dall’Est Europa per cercare un po’ di fortuna.

“Il mattatoio – racconta Cigliola – nasce per motivi speculativi. E mi riferisco alla fine degli anni ’80 e inizi ‘90. All’epoca fu approvata una legge che prevedeva finanziamenti a pioggia per restaurare antichi mattatoi in luoghi decentrati e periferici. I nostri amministratori dell’epoca, per non perdere quei finanziamenti, si affrettarono per spendere fior di milioni, se non di miliardi di lire. Una volta restaurato e spese quei finanziamenti, il mattatoio diventò un non-luogo, incustodito e abbandonato a se stesso, con all’interno macchinari, nastri trasportatori, attrezzi, molazze, di tutto”.

IL PRIMO RESTAURO E IL CONTRABBANDO A POLIGNANO - “Dopo il restauro, passarono diversi anni. Stanchi di dover aspettare, formammo un gruppo di ragazzi polignanesi e occupammo il mattatoio per protesta. Gran parte di questi giovani provenivano dell’associazione “Delfino Azzurro”, la stessa che si batté contro il pericolo di piattaforme petrolifere, che già all’epoca tentavano la conquista dei nostri fondali marini. Non solo giovani associati, ma anche liberi cittadini. Occupando il mattatoio volevamo denunciare lo scempio e il degrado. Il mattatoio era diventato il covo dei contrabbandieri di fine anni ’80 e ’90".

SOLDI BUTTATI - "Non solo, era diventato il covo dei clandestini - prosegue Cigliola - ma anche dei drogati e dei predatori di macchinari, attrezzi e bobine elettriche lasciati incustoditi nel mattatoio. Molti clandestini vi dormivano all’interno delle stanze in condizioni disumane. Il mattatoio era diventato un pericolo per l’incolumità dei ragazzini che rischiavano di finire risucchiati dentro il buco che serviva a calare gli animali pronti al macello. I vigili fecero murare l’ingresso principale e quello da dove oggi si accede alla sala convegni, ma i muri furono subito abbattuti. Il mattatoio era occupato perfino dai pescatori di frodo, che lanciavano le bombe dalla grotta Stampagnata. Ricordo che un giorno mi calai con la macchina fotografica dalla grotta, e i pescatori scapparono via tutti”.

LA PROTESTA, IL NON-LUOGO – I “delfini azzurri” organizzarono giornate di protesta e di occupazione. Distribuivano un foglio clandestino con satire dei politici dell’epoca e denunce per lo stato di abbandono e degrado del quartiere nei pressi di Madonna d’Altomare.

“Ben presto – ricorda Cigliola – quel mattatoio lo ribattezzarono “la casa dei topi”. Nel 1992 occupammo il mattatoio per protesta. Lo pulimmo e provammo a sensibilizzare i polignanesi e l’amministrazione comunale. Ricordo che eravamo in tanti, tra cui Michele Facciolla e Tommaso Colagrande. Preparammo uno striscione. Raffaele Lavolpe, in arte Rafox, incise un grande graffito sulle pareti. Trovammo impianti nuovi divelti. Era diventato un vero e proprio non-luogo, simbolo del degrado".

 

L'IDEA: UN NUOVO MUSEO - Già all’epoca, il gruppo di protesta propose all’amministrazione di farne un museo, o un centro per le associazioni polignanesi. "Pensammo a un museo archeologico - conferma Cigliola - visto che la storia di Polignano è testimoniata dal ritrovamento di reperti storici oggi sparsi in tutto il mondo: Taranto, New York, Atene. Volevamo che questo edificio diventasse finalmente un luogo, dopo tutti i finanziamenti spesi per i restauri. Le proteste e le occupazioni, represse dall’arrivo di vigili e carabinieri, si trascinarono per otto lunghissimi anni".

Si alternarono vari sindaci: Laruccia, Colagrande, Putignano, L’Abbate. Il sindaco Putignano rimise a nuovo il mattatoio ma, di fatto, rimase un non-luogo. Gli ultimi due sindaci, Di Giorgio e Bovino cominciarono a maturare idee e progetti: si pensò a un acquario, a un centro di biologia marina, infine a un museo. Senza contare che lo stato di degrado peggiorava anche a causa dello scempio del depuratore, per il quale furono spesi, allo stesso modo, diversi miliardi di lire, ma non se ne fece nulla.

A proposito, che fine hanno fatto le preziose chianche di Corigliano, si domanda ancora oggi Carlo Cigliola. “C’erano cataste di chianche…”.

 

LE FOTO DELL'APERTURA AL PUBBLICO, aprile 2012


Commenti  

 
#6 vasco rossi 2012-05-24 13:50
come si può definire un gioiello quella struttura? qualcuno della redazione è mai entrato in un vero museo? ho i miei dubbi....
 
 
#5 amici 2012-05-19 17:27
Ma banksy non commenta più?
 
 
#4 A.S. 2012-05-18 10:41
Bravo Nicola,
finalmente un articolo degno di nota, qualcosa che arricchisce noi cittadini.
 
 
#3 apertura pre-voto 2012-05-18 10:14
Giusto per correttezza è giusto informare i visitatori del vostro sito che le immagini fotografiche non sono dell'innagurazione , perchè non ancora avvenuta.
Sono sicuro che, all'innaugurazione ufficiale, sarà invitato anche L'ing. BOVINO & C.
 
 
#2 cangaceiro 2012-05-18 10:09
ma non c'ero all'inaugurazione raffazzonata preelettorale di un locale vuoto, dico locale e non museo, perchè un museo è dove ci sono opere d'arte.
 
 
#1 cangaceiro 2012-05-17 20:10
io c'ero all'occupazione
 

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