Venerdì 19 Luglio 2019
   
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Tartaruga morta e spiaggiata a San Vito

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L’abbiamo scoperta a San Vito. L’esperto dott. Costantino: “Di solito accade in estate”

  

 

Abbiamo sorpreso una tartaruga di grandi dimensioni (circa 50 cm) morta e spiaggiata a San Vito. Sul posto non è intervenuto nessuno, né tantomeno qualcuno degli ambientalisti si è degnato di contattare. Due giorni dopo il nostro ritrovamento, lunedì mattina, la tartaruga era ancora lì, esanime, in decomposizione. Noi l’abbiamo fotografata e abbiamo fatto analizzare le immagini all’esperto, biologo marino della ditta Carone impianti ittici, dott. Nino Costantino. Lo studio del cadavere è importante per scoprire le cause della morte e lo stato di salute dei mari.


Dalle immagini, secondo lei quali potrebbero essere le cause che hanno spinto alla morte e allo spiaggiamento della tartaruga?

“La specie dell'esemplare è Caretta Caretta ed è la comune tartaruga marina diffusa in Mediterraneo. Difficile stabilire le cause della morte, bisognerebbe fare un esame autoptico e comunque solo dalle immagini è difficile, anche se non sembra evidenziare ferite o traumi; inoltre lo stato di avanzata decomposizione sembra mostrare una morte da vari giorni forse settimane”

La mareggiata della notte tra domenica e lunedì (giorno in cui è stata ritrovata) può essere la causa?

“La mareggiata è quasi certamente solo la causa dello spiaggiamento e quindi del trasporto a terra del cadavere non della morteIMG 8539 che probabilmente è avvenuta al largo per chissà quali motivi. Non escluderei anche le temperature rigide di questi ultimi tempi che certamente hanno interessato gli strati superficiali marini che l'animale frequenta comunque per respirare. Sono sempre rettili e quindi animali a sangue freddo. Forse l'animale era già stressato e comunque in questa stagione è più raro che questi animali frequentino le nostre acque. E' più frequente durante la bella stagione”.

E’ frequente il fenomeno dello spiaggiamento di tartarughe? 

“Lo spiaggiamento di esemplari morti di tartarughe dalle nostre parti non è proprio raro ma più frequente in estate e per le coste salentine (P. Cesareo, Ugento) o quelle garganiche, tipicamente dopo mareggiate”.

E’ possibile ritrovarle nei fondali bassi o sotto costa? O piuttosto seguono determinate correnti in alcuni periodi dell'anno?

“Le tartarughe dei nostri mari vivono prevalentemente al largo, quindi avvistamenti sono frequenti solo durante la navigazione lontano dalla costa. A terra vengono solo per deporre le uova e in spiagge e arenili tipicamente solitari e non frequentati dall'uomo o difficilmente accessibili, per poter garantire il successo riproduttivo e la sopravvivenza dei piccoli che, come forse avrai visto in qualche documentario, appena nati guadagnano per istinto il mare aperto. Da noi questo fenomeno è rarissimo...se non sbaglio l'anno scorso hanno rilevato e seguito nella zona di Porto Cesareo un evento di questo tipo”.

Perché è importante lo studio di questi rettili e di animali marini in generale? 

“Le tartarughe come altri animali marini (es. cetacei, foca monaca, ecc.) che vivono in Mediterraneo sono specie vulnerabili e minacciate di estinzione a seguito del sempre più diffuso disturbo antropico. Sono importanti in quanto parte fondamentale di quel complesso equilibrio bio-ecologico che caratterizza l'ecosistema marino. Un esempio? Le tartarughe si alimentano anche di vari tipi di meduse che popolano le nostre acque formando spesso aggregati numerosissimi e problematici per le nostre coste. La loro presenza quindi svolge un ruolo di "controllo" di questo spiacevole fenomeno che è diventato via via più frequente anche a causa della progressiva rarefazione di questo rettile nelle nostre acque”.

I nostri mari sono inquinati? e se si, la morte e lo spiaggiamento di alcune specie può esserne una conseguenza?

Le acque pugliesi, tranne pochi casi particolari ben noti e localizzati o temporanei, godono generalmente di buona salute. La morte e spiaggiamento di questi animali possono essere attribuiti a singoli episodi di inquinamento localizzato solo in casi di particolare gravità (es. incidenti petroliferi). E' opinione diffusa e più attendibile fra gli esperti che sia l'azione sinergica di più cause come il bioaccumulo di sostanze nocive lungo la catena alimentare, la sottrazione di habitat necessario per le funzioni vitali, il sempre più diffuso disturbo antropico, la maggiore vulnerabilità a malattie e parassiti, a causare  la  progressiva rarefazione di queste specie nel Mediterraneo”.

Commenti  

 
#4 vto 2012-03-15 22:17
chiaramente è un segnale della natura. Barais ha certamente provocato...ma nn e' andato troppo lontano dalla realta'.
 
 
#3 a+ 2012-03-07 00:47
x barais...ma va?
 
 
#2 barais 2012-03-06 19:25
moriremo tutti
 
 
#1 augusto cernò 2012-03-06 17:33
attenzione!!!!! con la Natura non si scherza!!!! questi sono chiari avvertimenti che qualcosa non sta funzionando più.....
 

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