PUNTO DI PRIMO INTERVENTO CHIUSO DI NOTTE
Adottato il ricorso. Carlo De Luca ci scrive: “Demagogia”
Pubblichiamo una lettera del dott. Carlo De Luca sulla chiusura di notte del punto di primo intervento a Polignano, disposta dall’Asl, per contrastare la quale a giorni il comune di Polignano, assieme ad altri sei comuni farà ricorso al Tar.
“E’ demagogia” – osserva Carlo De Luca, che si unisce a quanti, in verità numerosi, ritengono la chiusura inevitabile. L’assessore Raffaele Scagliusi ci fa sapere che in queste ore il testo deliberativo per ricorrere al tribunale sarà pronto. Locortondo, intanto, ha già approvato la delibera unanime per favorire il ricorso.
LA LETTERA DI CARLO DE LUCA
Mi meraviglia ma non molto, la richiesta di tutte le parti politiche (in quanto a demagogia si gioca sempre a chi ne produce di più..) di avere un PIT funzionante a Polignano 24 ore su 24. Funzionante? Che senso ha pretendere di avere a tempo pieno un PIT non del tutto attrezzato, non del tutto operativo, non del tutto efficiente? Solo quella di cavalcare la protesta, pusillanimemente e del tutto improvvidamente.
Io proporrei la totale chiusura del PIT 24 ore su 24.
In cambio si potrebbe richiedere, nelle sedi opportune, una corsia accelerata presso il P.S. di Monopoli per malati provenienti da Polignano oppure qualche servizio sanitario funzionante ed efficiente presso la struttura dell’ex ospedale civile del nostro paese, risalente alla seconda meta dell’Ottocento, più volte restaurato e che andrebbe perciò opportunamente riutilizzato.
Qualunque cosa andrebbe bene, piuttosto che un PIT che non assicura alcunché ai malcapitati che necessitano di cure immediate. E senza voler minimamente coinvolgere in un giudizio negativo gli operatori sanitari che sempre si sono prodigati al massimo. Ma… ad impossibilia nemo tenetur!
Il giudizio negativo va riservato a chi dovrebbe avere a cuore una sanità efficiente e non sprecona e invece sulla sanità ci campa anche propagandiscamente a fini elettorali.
È quella sopra riportata una proposta… indecente? Spero solamente che qualche sciocco non pensi che sia una proposta filovendoliana, cioè a sostegno dell’attuale presidente della regione Puglia.
Carlo De Luca
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Commenti
Il fatto di averla letta tardi, comunque, mi ha consentito di apprezzare l’assordante silenzio che ha caratterizzato quella che, a mio avviso, è molto più di una semplice provocazione.
Mi sarei aspettato un vivace dibattito sull’argomento e, invece, trovo a distanza di molti giorni due soli commenti appiattiti entrambi sul “politicamente corretto” che tanti danni sta producendo nel nostro Paese.
Per tornare al tema, invece, proporrei un esercizio semplice che consente di apprezzare qualche ragione oggettiva a favore della tesi di Carlo De Luca.
Tutti noi ci saremo certamente trovati nel traffico di una grande città, o anche della stessa Bari, imbottigliati in interminabili incolonnamenti con un’ambulanza che a sirene spiegate cerca, con molta difficoltà, di farsi strada. Il pensiero, in quei casi, corre al malcapitato che, impotente, all’interno del veicolo di soccorso sente scorrere il tempo e vede lontano il momento in cui potrà ricevere il trattamento necessario.
Nelle grandi città, sebbene dotate di molti centri di Pronto Soccorso, è improbabile riuscire a ricevere l’assistenza richiesta in meno di quaranta minuti dal momento della chiamata al 118. Nel nostro caso l’assistenza al Pronto Soccorso del San Giacomo sarebbe garantita in un quarto d’ora circa. A questo aggiungo che a Monopoli ci collega una efficiente arteria dotata di ben due complanari che farebbero da alternativa nella pur improbabile eventualità di un blocco totale della S.S.16.
A queste considerazioni che definirei quantitative ne vanno aggiunte altre di carattere qualitativo già citate da De Luca. I tempi, per fortuna, sono cambiati e un Posto di Primo Intervento non può avere la stessa dotazione che aveva negli anni settanta; tanto per non andare ancora più indietro nel tempo. Oggi un Pronto Soccorso non ha più molto senso se non è accompagnato da quasi tutte le specialità e sicuramente tutte le apparecchiature di diagnosi. Queste, poi, per il loro costo, ingombro e complessità di gestione non possono essere distribuite capillarmente sul territorio ma devono necessariamente essere concentrate negli ospedali più importanti.
Quello che noi dobbiamo certamente pretendere, però, è che i risparmi derivanti dalla chiusura del nostro Punto di Primo Intervento, e di tutti quelli nelle stesse condizioni, produca la ricaduta positiva dell’irrobustimento dei centri di Pronto Soccorso “principali” in modo da incrementarne l’efficacia e le prestazioni.
Tutte queste considerazioni, ovviamente, non devono e non possono essere strumentalizzate in chiave critica nei confronti degli operatori sanitari ma anzi sono orientate proprio a cercare di contribuire a creare per loro le migliori condizioni di lavoro possibili.
quello fanno va bene cosi.