Martedì 26 Marzo 2019
   
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'GUTTA CAVAT LAPIDEM': DANNI AL CIMITERO - FOTO

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Acqua e grandine: danni per migliaia di euro a lapidi e cimitero.

'La morte è una livella...'


 

“Gutta cavat lapidem”, dal latino “la goccia scava la pietra”. E’ proprio il caso di citare il famoso proverbio. I proiettili di grandine sparati con violenza, mercoledì pomeriggio da un cielo assassino non hanno risparmiato nulla, neppure le lapidi e gli orpelli cimiteriali (vedi galleria fotografica a fine articolo).

La grandine ha bussato alle porte dei morti ricchi e dei morti poveri, senza risparmiare nessuno: dalle lapidi a basso costo acquistate, magari, dopo avercimitero-polignano-grandine-foto contratto qualche debito, impiegato buone uscite e preziosi risparmi - come se tutto questo possa rendere lieve il passaggio nell’aldilà del caro defunto - alle cappelle vere e proprie, con tanto di piramidi in vetro che fa tanto kitsch, museo del Louvre.

I medaglioni in vetro che raffigurano santi e madonne, in particolare quelli dedicati al Santo patrono Vito somigliano a simulacri dell’orrore, scene funeree da dopo sparatoria: il cane di San Vito è sfigurato, la metamorfosi della madonnina in porcellana inquieta, quasi tutti gli oggetti sacri portano i segni della grandine, come perforati da veri colpi di pistola con schegge a raggiera sui vetri.

Le nostre foto restituiscono un affresco che sembra uscito dalle officine letterarie di Allan Poe: sullo sfondo feticci, piccoli scavi riaperti dalla violenza del ghiaccio ai piedi di crocifissi in marmo spezzati dalla furia del vento, statue profanate.

All’ingresso del cimitero, a pochi passi dalla scritta PAX, dagli ossari ottocenteschi e dai marmi commemorativi, dove non si sente più il tanfo di morte, ma quello dei fiori appassiti, giace per terra un piccione morto, con le zampine rivolte al cielo, quel cielo maledetto di mercoledì da quale il povero volatile avrebbe voluto difendersi. Troppo piccole per schivare quei chicchi di ghiaccio inevitabili, e talvolta violenti come la morte.

Tutti siamo uguali davanti a calamità come queste, davanti alla morte. Non ci sono lapidi o cappelle lussuose che tengano. Vengono in mente le parole del principe della risata Antonio De Curtis: “A morte 'o ssaje ched'è? ...è una livella”. La morte livella tutti.

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Commenti  

 
#2 estia* 2011-06-12 11:32
E sottolineo che il tempo al passato va risistemato al presente: 4sole braccia-lavoro non possono ottemperare all'emergenza. aggiungere altre braccia! il cimitero è alle pezze ed è uno spazio pubblico densamente frequentato. Il giornalista che ha fotografato perchè non ha colto anche il disastro perdurante lungo i viali.. e il netto ritardo nella risistemazione?!? Dormiamo in un requiem eterno, tanto... :-x
 
 
#1 estia* 2011-06-11 19:04
Scandaloso il tempo intercorso affinchè si facesse la giusta pulizia sulla zona asfaltata per raggiungere le lapidi: il rischio caduta -sul danno la beffa- era così palese che, non so con quale incoscienza, si consentiva il viavai. In giappone dopo qualche settimana c'era già il ponte ricostruito, qui dopo 24 ore manco si sapeva spazzare.. che schifo, che desolazione!
 

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