Domenica 24 Marzo 2019
   
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POLIGNANESI A L'AQUILA: IL RICORDO, ASPETTANDO GODOT

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IL VIDEO A FINE ARTICOLO: L'AQUILA DUE ANNI DOPO


L’Aquila due anni dopo è così: 37.733 sfollati, oltre mille in anonimi hotel.

Alla fiaccolata commemorativa di martedì notte hanno preso parte alcuni polignanesi, tra i tanti studenti, lavoratori e migranti; anche loro hanno messo radici laddove un tempo si respirava arte e cultura, mentre oggi l’aria è ancora densa di sabbia e polvere.

IL MIRACOLO ? - Stando all’ultimo report dell’ufficio stampa della struttura commissariale diretta dal governatore Gianni Chiodi, e pubblicato da Elisa Cerasoli, di questi sfollati, 13.856 persone vivono nei 19 quartieri del piano C.a.s.e., poco più di 7 mila nelle casette di legno destinate alle frazioni del capoluogo e agli altri comuni del cratere; appena 844 persone vivono invece in un appartamento del fondo immobiliare pensato e creato ad hoc per l’emergenza, poche di più, 1128 per la precisione, quelle che vivono in un alloggio con affitto pagato dallo Stato. Meno di 100 quanti hanno trovato sistemazione nei paesi più piccoli del cratere in strutture comunali.laquila-fiaccolata-2011-01-large

Ci sono poi oltre mille persone (1077) che vivono in hotel e altre strutture ricettive: 802 a L’Aquila e nella sua vastissima provincia, 141 in provincia di Teramo, meno di 20 a Chieti, quasi 100 a Pescara, due dozzine ancora fuori dalla regione. C’è poi chi vive ancora nelle caserme: 251 il numero totale.

E non è tutto: oltre a queste persone che vivono in strutture costruite, pagate o concordate con lo Stato, c’è un vero esercito di persone che ha voluto o dovuto provvedere da sola a sé e alla propria famiglia ricevendo un contributo mensile di 200 euro a persona fino a una massimo di 600 per famiglia, salvo eventuali aumenti in caso di malattia e anzianità: sono i 13.416 del Cas (contributo di autonoma sistemazione).

I TEMPI - Più sono gravi le lesioni riportate dagli immobili più, sembra, ci voglia tempo per vedere accettata la propria domanda di contributo per la ricostruzione. Per abitazioni fortemente danneggiate, i tempi di attesa sono in media di 5 mesi; 131 e 134 i giorni in media necessari per l’iter di pratiche per abitazioni rispettivamente classificate B e C, ma non esiste una regola precisa: in generale si è andati, fino ad ora, da un minimo di 29 giorni a un massimo di 445 giorni per l’approvazione di una pratica per il recupero di un’abitazione con pochi danni.

Per avere informazioni abbastanza precise dalla struttura commissariale che ha in mano la ricostruzione, gli aquilani e i loro tecnici hanno dovuto aspettare 24 mesi. Chiarimenti importanti, e si spera definitivi che, spiegando alcuni aspetti dei finanziamenti a strutture fortemente danneggiate, dovrebbero finalmente rendere possibile la consegna delle pratiche per la ricostruzione pesante fuori dal centro storico. Per quello, il timore è di dover aspettare ancora a lungo.

DISOCCUPAZIONE GALOPPANTE - Oltre al danno, la beffa: da quelle parti la disoccupazione è balzata dal 7,5% (prima del sisma) all’attuale 11%, dato che però, come spiega Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil, “non comprende i lavoratori in cassa integrazione, mobilità o comunque che usufruiscono di ammortizzatori sociali”.

Si lamenta pure Confindustria. Oltre 1.200 piccole aziende e imprese artigianali del centro storico di L’Aquila hanno chiuso: rappresentavano una delle ricchezze svanite della città. "Il sistema-università, fra affitti di fuorisede, consumi, servizi, generava un flusso finanziario compreso fra i 220 e i 230 milioni di euro all’anno. Adesso si è quasi azzerato", aggiunge Antonio Cappelli. Gli iscritti sono scesi da 27 mila a poco più di 21 mila, nonostante l’azzeramento delle tasse universitarie. Sono venuti a mancare proprio i fuorisede che erano quelli che movimentavano più denaro.


 

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