TEKNOSERVICE: PAESE PULITO. POLITICA STRUMENTALE'

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Per la conferenza stampa del centrosinistra unito di Polignano i relatori hanno riaperto il caso della gestione dei rifiuti nella nostra città, denunciando mancanza di controllo esterno alla ditta, cassonetti piccoli e in plastica piuttosto che lamiera come previsto nel capitolato. Questo e altro ancora si è detto in conferenza stampa e nei consigli comunali.

Noi abbiamo intervistato il signor Ciro, uno dei responsabili della Teknoservice, piuttosto conosciuto in città. Dopo aver mostrato ai nostri obiettivi la macchina lavacassonetti, fa delle rivelazioni inedite. Qualche esponente del centrosinistra, a denti stretti avrebbe così confessato al signor Ciro: “Noi siamo assolutamente contentissimi del servizio, però capisci la politica e le strumentalizzazioni…”.

“Io capisco le strumentalizzazioni – prosegue Ciro – ma sotto accusa ci va l’azienda. Il lavaggio con trattamento di enzimi a base di polveri piuttosto che con acqua calda è agli atti con un progettino, è stato giustificato e accolto dalla dirigenza. Per il resto sfido chiunque a farsi un giro per le vie del centro e trovare una sola carta per terra. Il paese non è sporco”.

Dunque, il lavaggio con enzimi viene effettuato almeno una volta alla settimana, mentre il lavaggio con acqua calda previsto dal capitolato d’appalto viene effettuato ogni quindici-venti giorni e risulterebbe controproducente: i rifiuti a contatto con i cassonetti umidi possono vanificare tutto il lavoro di pulizia, mentre con gli enzimi in polvere si riesce a distruggere la carica batterica mantenendo il fondo e le pareti interne del contenitore asciutti.

Insomma, il lavaggio con acqua è strettamente legato all’impatto visivo, ma il lavoro ‘sporco’ lo fa l’enzima in polvere.

Si è detto che l’appalto (in scadenza il 30 aprile 2011) per la Teknoservice sia un affare a perdere; la ditta non ci guadagna nulla. “E’ vero – ammette Ciro – in ogni caso il codice degli appalti prevede che l’offerta sia congrua. La Teknoservice è un’azienda che lavora principalmente nel Nord Italia che ha deciso di investire al Sud. Quella perdita è un investimento. Chi ha le risorse economiche lo fa investendo in pubblicità. Per noi Polignano è un banco di prova, un progetto pilota. Non nascondo di aver ricevuto diversi contatti da altri comuni limitrofi, da amministratori che hanno apprezzato l’ordine e la pulizia di Polignano e il lavoro svolto in questi mesi dalla Teknoservice”.

I cassonetti non sono in metallo come da capitolato. “Anche in questo caso – risponde il signor Ciro – abbiamo depositato una istanza accolta per via dello stato di emergenza in cui riversava la città appena abbiamo vinto l’appalto. Era il mese di luglio e in quel periodo non ci sono aziende che consegnano cassonetti zincati. Bisognava però garantire il servizio continuativo, assumere 32 dipendenti full time, fronteggiare l’emergenza. A quel punto, vista la situazione delicata, l’amministrazione ha accolto la nostra richiesta dei cassonetti in plastica in quel momento disponibili sul mercato”.

 

Con la precedente gestione Polignano sarebbe al 35%’

IMPRESE CHE MANOMETTONO I DATI DELLA DIFFERENZIATA

 

Tra le altre confessioni del signor Ciro, responsabile della Teknoservice, ce n’è una piuttosto sconcertante.

Quando chiediamo lumi sui dati della raccolta differenziata, pubblicati sul sito della Regione Puglia, a Polignano nel 2010 le percentuali sono solo di poco sopra la media del 2009, la Teknoservice risponde così: “Ci sono cose che si possono dire e altre che non si possono dire. Posso garantire che questa è un’azienda trasparente, ci tiene a mandare dati precisi alla Regione. Invece, il parterre di aziende che abbiamo in Puglia nel 99,9% dei casi manomette i formulari gonfiando le percentuali di raccolta differenziata, per favorire i cosiddetti comuni virtuosi e ricicloni. Se noi avessimo fatto quello che forse l’azienda prima di noi faceva, la raccolta differenziata a Polignano sarebbe oggi al 35%. Ma i nostri dati sono precisi e reali”.

La Teknoservice nega di aver mai promesso il ripristino o la rimozione dell’isola ecologica installata nel 2000 dall’amministrazione comunale e mai entrata in funzione, nonostante il costo a carico della comunità: “E’ stato solo un pour-parler. Abbiamo solo proposto di attivare l’isola ecologica nel nostro deposito, con una ordinanza del sindaco, poiché si tratta di rifiuti non pericolosi. Tuttavia il servizio ha un costo che non possiamo sostenere, se consideriamo che già l’appalto è a perdere”.