ECCO COME IMMAGINAVA LA PIAZZA VITO FRUGIS, NEL 1884.
“Il concorso di idee bandito dal comune di Polignano può cambiare il volto della cittadina”. Francesco Ardito ne è convinto. Racconta in esclusiva ai nostri taccuini la sua partecipazione al concorso indetto dall’assessorato all’urbanistica per rifare il look a piazza Aldo Moro. E’ uno dei sedici artisti, lo definiamo così: affascinante e maledetto, disciplinato e tanto ribelle allo stesso modo. Francesco lavora in team, per lo studio di progettazione Ar’te, con il geometra Pasquale Teofilo e l’ing. Luca Mirotta.
Francesco Ardito guarda i progetti del suo passato, quando nessuno lo conosceva, e si commuove come un fanciullino: “Ho maturato molte esperienze sulla mia pelle”. Guarda con senso di sfida e competizione ai progetti futuri: “Ben vengano altri progettisti. Ben vengano i concorsi di idee. Dico agli altri confrontiamoci sul ring, sulle idee, lavoriamo insieme, e non per fregarci qualche lavoretto o incarico, altrimenti facciamo il gioco della politica”.
L’arte per Francesco Ardito, come per il grande Renzo Piano, è come entrare in un posto buio, senza averne paura, e il progettista polignanese di posti bui ne ha conosciuti. Ha accettato la sfida dello spazio e della luce già dalla tenera matita. Oggi è convinto che l’artista sia un eclettico, alla continua ricerca di spazi, oltre i confini delle quattro mura e del razionalismo Miessiano.
La nostra architettura, quella dell’edilizia popolare e dell’abusivismo di fabbrica del dopoguerra, è ancora legata al cemento. Solo pian piano, comincia a scomparire la figura dell’ingegnere o del geometra pigliatutto, – osserva Ardito – il team work, consente di raggiungere risultati oculati e sicuramente più attenti allo sviluppo di una civiltà, per questo ben vangano i concorsi di idee aperti. Spero che per piazza Moro venga nominata una commissione che rispetti le idee in gara.”
L’architettura contemporanea è legata alla caducità dei nostri tempi, alla cultura del riciclo, e non più alla cementeria e alla materia rigida.
IL PROGETTO DI PIAZZA MORO – “E’ un progetto che mira al cambiamento radicale, all’illusione di un non luogo”. Francesco Ardito non svela altro. Il suo bozzetto in gara è un progetto già archiviato, per disegnare il quale ha rispolverato i testi della Polignano antica scritti da storici locali e studiosi. A fine articolo riportiamo un passo del geologo Vito Frugis e di come immaginava la piazza, l’agorà di Polignano, nel lontanissimo 1884. “All’epoca Frugis parlava di igiene; la piazza doveva essere un polmone. Per noi la piazza diventa un'oasi: abbiamo immaginato un viaggiatore che si ritrova a fare un'esperienza, la piazza non più intesa come luogo di ritrovo, ma come luogo di sostenibilità, che interagisce con tutto il contesto, con la città, le facciate dei palazzi circostanti, fino al piccolo e apparentemente rigido palo della luce, all’interno del quale la sua anima ne governa l'equilibrio. Invece noi lo intendiamo come mero elemento artificioso che tiene in "alto" la luce”.
Tra i progetti che annovera Francesco Ardito citiamo il grande murales del cinema Vignola in collaborazione con l'artista Mario De Gabriele, sulla facciata frontale rispetto alla casa municipale. Qualcuno gliel’ha contestata, nonostante la complessità dell’opera, il richiamo al mare, agli stili dell’arte che hanno accompagnato la storia del cinema. “Bisogna essere un po’ ribelli, rispettare le culture ma sfidare le regole e lo spazio. Con i progetti provo a tradurre le mie sensazioni, trasmettendole negli spazi quotidiani, che racchiudono la famiglia o il lavoro, pensando che per cambiare il volto e la cultura di una città necessiti un'integrazione con essa, vivendo a pieno i suoi ritmi e di tanto in tanto innovandone alcuni aspetti. Un approccio contemporaneo ed in linea con i linguaggi del "fare Architettura", quello dello studio Ar'Te, basato su un filo conduttore che anima l'intero progetto e ne persegue la realizzazione”.
Tra le altre opere: la gelateria Bella blu e il richiamo al mare di Pino Pascali, pure lui artista “povero” e fuori dagli spazi, tanto da volersi ritagliare il suo mare in 32 metri quadri. Ancora, MODA'A atelier di moda e di recente è il bar Kennedy, Ortolabb, e anche l’asilo nido nella nuova C2.
Ecco come il geologo Vito Frugis immaginava l’attuale piazza Moro nel 1884:
“Quel largo non servirà al solo e non necessario passeggio e ricrea mento degli sfaccendati e fannulloni, ma stante la sua posizione centrale fra Borgo vecchio e Borgo nuovo, sarà la vera conserva , il vero serbatoio d’aria pura, che immettendosi nelle diverse strade che in esso mettono capo, sostituirà in queste l’artia già consumata”.
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Commenti
Per salvare la piazza dal traffico e dallo smog sarebbe bene risolvere prima i problemi del taffico e dei parcheggi, e non il contrario, come pensa di fare l'amministrazione comunale.
saranno le qualità necessarie al progetto?
ammesso che il soggetto in foto sia affascinante e quant'altro era davvero necessario rendercene partecipi?
mai niente è stato così brutto. ti prego ammettilo!