ARCHIVIATO IL CASO DELLA SIGNORA ANNA BENEDETTI

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Il caso di una nostra concittadina che il 28 gennaio 2005, cadde nella sua abitazione, batté violentemente la testa ed impiegò ben sette ore prima di trovare un posto letto in un ospedale attrezzato, durante le quali morì, viene archiviato e cade nel dimenticatoio!

All’epoca la faccenda scatenò un putiferio, polemiche sull’ex presidente regionale Raffaele Fitto e la sua riforma ospedaliera, diatribe tra politica e giornalisti, scandali sulle opinioni scatenatesi da questa triste vicenda, ma in conclusione il punto fermo della questione era ed è semplicemente uno tra i tanti casi di malasanità che purtroppo, come tutti gli altri, è caduto in un dimenticatoio collettivo!

Sono passati quasi sei anni dal calvario che la famiglia della signora Benedetti, ha dovuto sopportare, per via della sempre più frequente negligenza dei nostri operatori sanitari.

La nostra, non può più definirsi una sanità certa nei suoi compiti, ma una gara di sopravvivenza per chi ha solo bisogno di cure.

Ma la ciliegina sulla torta, è arrivata, qualche mese fa: quando il caso in questione è stato archiviato con una sentenza, che mira ad aprire uno squarcio in un altro ambito pieno di metastasi: la malagiustizia!

La redazione del PolignanoWeb ha avuto la possibilità di visionarne le conclusioni:

“Il comportamento dei medici del Pronto Soccorso di Conversano” - si legge dalla consulenza tecnica medico-legale del perito del P.M. - “risulta censurabile, in quanto il richiedere e reiterare richieste di posti letto, senza invece disporre l’immediato trasferimento presso l’unità operativa di neurochirurgia più vicina, privò la signora Anna Benedetti, di essere sottoposta ad un tempestivo intervento chirurgico evacuativo, francamente prioritario”. Continua - “dalle ore 11,53 si concretizzò una perdita di tempo caratterizzata da una modalità operativa non fluida, francamente dispersiva”.

Infatti, a conclusione della sentenza si legge che “le probabilità di evitare l’evento morte in relazione alla natura delle lesioni, erano tali da non integrare quell’alta percentuale di sopravvivenza”,(30/40 %), per cui, si legge - “le indagini svolte hanno consentito di accertare che non sussistono elementi sufficienti, sicché va presentata richiesta di archiviazione perché il fatto-reato non sussiste!”.

Una conclusione, quasi paragonabile ad un problema matematico: percentuali, quantificazioni in denaro, orari. Ma la matematica non è un’opinione e la vita umana ha un valore!

Queste le motivazioni di archiviazione del caso, poste nero su bianco, su atti che ormai sono stati catalogati e gettati in quale archivio buio e polveroso del tribunale di Bari.

Una denuncia, quella della famiglia di Anna, che sarebbe dovuta sfociare in una conclusione diversa, in una conclusione diversa e non in un mero risarcimento danni.

Perché, cari lettori, è possibile quantificare in denaro una vita umana? A voi le considerazioni.