
AVEVA INGERITO AMO E LENZA. LA OPERA IL PROF. DI BELLO
Alcuni giorni fa, nelle acque di Polignano, a Port’Alga, è stata ritrovata una tartaruga della specie Caretta Caretta.
La tartaruga è stata subito affidata ai volontari del Centro di recupero tartarughe marine del wwf Molfetta, e sottoposta agli esami clinici.
All’esito delle radiografie, i volontari hanno evidenziato la presenza di amo e lenza. Ora il piccolo esemplare, il cui carapace misura 24 cm di lunghezza, sarà sottoposto a intervento chirurgico dall’equipe medica del prof. Antonio Di Bello, della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari. Il prof. Di Bello in questi giorni si sta occupando di altri esemplari in gravi difficoltà accolti nel centro recupero del Wwf di Lampedusa, in Sicilia.
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE - Il centro molfettese ha avviato una campagna di sensibilizzazione con l’apertura alle visite per curiosi e turisti, riscontrando un notevole successo. I riflettori mediatici e gli occhi indiscreti dei visitatori sono tutti puntati sui simpatici rettili. Di recente se ne occupa la trasmissione City Vibes, condotta da Matteo Diamante in onda su Video Italia.
Il Wwf Molfetta e le associazioni ambientaliste molfettesi (quelle polignanesi sono impegnate in onerose e sfiancanti operazioni di vigilanza ambientale, sic!) hanno avviato progetti didattici di educazione ambientale, incentrati sulle specificità del nostro territorio, con scolaresche e associazioni locali.
"I volontari del Wwf proseguono, intanto, l’attività di sensibilizzazione alla salvaguardia della biodiversità e del rispetto dell’ambiente, ma è necessaria - ribadisce l'associazione ambientalista - la collaborazione dei cittadini, i quali possono segnalare la presenza di animali selvatici in difficoltà o qualsiasi altra minaccia alla natura al numero verde (quindi completamente gratuito) contro i reati ambientali 800-085898, o rivolgersi presso la sede del Wwf Molfetta, in via G. Puccini, 16, o, ancora, contattare i numeri 346.60.62.937 oppure 080.914.38.19 per informazioni e prenotazioni sulle visite al Centro di recupero tartarughe marine."
ULTIMI COMMENTI
- Discarica: trovato amiant...
oracolo ha ragione!!!! ma quel personaggio ha fatto sol... - Festa Juve a Polignano: '...
Gentile Nicola, forse lei non sarà un grande appassiona... - Quando il nuovo museo Pas...
Bravo Nicola, finalmente un articolo degno di nota, qua... - Quando il nuovo museo Pas...
Giusto per correttezza è giusto informare i visitatori ... - Quando il nuovo museo Pas...
ma non c'ero all'inaugurazione raffazzonata preelettora... - Discarica: trovato amiant...
se si fosse creato un organo speciale per il recupero d... - Festa Juve a Polignano: '...
io invece vedo tutt altro vedo un gesto positivo in que... - Discarica: trovato amiant...
nessuno si è chiesto come mai il signor Lestingi sapess... - Festa Juve a Polignano: '...
onore e riconoscenza eterna a quei militi che volenti o... - Discarica: trovato amiant...
sono un ...non POLIGNANESE ma qualcuno mi ha messo al c...
La voce del Network
-
DIFFERENZIATA: ARRIVANO I SACCHETTI
Monopoli
-
L'Assessore Milella replica a Giorgio: "Noi dell'Udc qualcosa di nuovo l'abbiamo pensato, ...
Acquaviva delle Fonti
-
La "Madonn d' basc" sulle onde di Radio Maria
Cassano delle Murge
-
Cambiare nome al Parco Almirante? - in edicola
Putignano
-
“SI VOTA LA PERSONA, NON IL PARTITO”
Casamassima
-
Il Consiglio in diretta video - in edicola
Turi
-
La Salute in Puglia e a Noicàttaro: inefficienze e ritardi
Noicattaro
-
“FIERA DI MILANO” E “PUGLIESI NEL MONDO” CON I TUOI PRODOTTI
Gioia del Colle



Commenti
fatti una suonata di piffero.
Il piffero è lo strumento principe per le musiche delle Quattro province, l'area culturalmente omogenea formata dalle valli montane delle province di Pavia, Alessandria, Genova e Piacenza.
Musotto
L'intonazione è in sol.
Lo strumento è costituito da tre parti:
* Il musotto, l'ancia di questo strumento, realizzata in canna, è collocata in una "piruette" (bocchino chiamato musotto), particolarità, unica in Italia, che ha in comune con gli oboe orientali e antichi. Questa struttura permette di eseguire il fraseggio tipico detto "masticato" del repertorio 4 province.
* La canna conica che ha 8 fori (l'ottavo foro posteriore si usa col pollice mano sinistra).
* Un padiglione svasato chiamato "campana" dove riposa, durante l'esecuzione, una penna di coda di gallo, che serve per pulire l'ancia.
* Completano lo strumento le vere, anelli di rinforzo e abbellimento in ottone.
Il nuovo centro di recupero Legambiente per le tartarughe marine è situato all'interno dell'oasi Lago Salso, zona di antiche paludi a pochi chilometri da Manfredonia.
L'area, già riserva naturale compresa nel Parco Nazionale del Gargano, è definita come sito di interesse comunitario (zona SIC) e ricopre una superficie di 541 ettari. In quest'area estesi canneti si alternano ad ampie zone di acque aperte, dov'è possibile osservare molte specie di piante e animali tipiche degli ambienti palustri.
Il centro di recupero è ubicato a pochi metri dall'accesso principale dell'oasi ed è vicinissimo alla costa. All'interno vi lavorano un naturalista, un veterinario ed un operatore, oltre ad un nutrito gruppo di volontari..
Il pasto delle tartarughe non viene generalmente masticato. Se la preda è di piccole dimensioni viene ingoiata direttamente, altrimenti con l'aiuto delle zampe anteriori ci pensa la tagliente ranfoteca a fare porzioni più piccole.
Come la maggior parte dei Rettili, i Cheloni hanno una dieta prevalentemente onnivora. Ma esistono eccezioni. La Tartaruga comune, Caretta caretta, si nutre di organismi bentonici, planctonici come alcune meduse e altri dalla consistenza gelatinosa, come le salpe. Si ciba inoltre di cavallucci marini e pesci ago. A volte va alla ricerca di aragoste, granchi, gamberetti e molluschi che vivono su rocce e coralli.
La Tartaruga verde, Chelonia mydas, predilige invece un menu composto da piante marine che riesce a rosicchiare grazie alla sua ranfoteca dentellata. I giovani e i sub adulti, in fase di crescita e con un bisogno notevole di proteine, sono infine principalmente carnivori.
Fin qui le conoscenze sull'argomento, poche e frammentate, derivate più dall'esame in laboratorio dello stomaco che dall'osservazione diretta in natura. Troppo spesso inaccessibile all'uomo.
Appare, la prima volta, su monete coniate addirittura nel 700 a. C., nello stato di Egina. L¿isola, compresa nell¿antica Grecia, raggiunge l¿apice delle sue fortune commerciali prima dello sviluppo di Atene. All¿inizio rappresentavano specie marine. La loro produzione durò 300 anni, dopodiché, a seguito dell¿invasione degli Attici avvenuta nel V secolo a.C., le immagini sulle monete furono curiosamente cambiate con quella di una testuggine, la Testudo marginata.
Mentre gli ateniesi definivano queste monete ¿dracme pesanti¿, dato il formato più pesante rispetto alla loro moneta, tutti gli altri nel Peloponneso la chiamavano, semplicemente, ¿tartaruga¿.
Fin qui le testimonianze per quanto riguarda l¿antichità. Bisogna attendere fino ai primi del ¿900, precisamente nel 1934, per trovare un¿altra raffigurazione di tartaruga su monete. L¿onore spetta, questa volta, alla Tartaruga verde (Chelonia mydas) che in quell¿anno si ritrova impressa sulla moneta da 6 pence delle Isole Fiji.
Attualmente, troviamo Cheloni (tartarughe o testuggini) sulle monete di 15 Paesi e sulle banconote di ben 36 Paesi. Ai primi posti ci sono le Seychelles con 18 ¿pezzi¿ e 13 banconote e le Isole Cayman con 11 spiccioli e 18 banconote.
* La più piccola è una testuggine terrestre sudafricana, la Homopus signatus. Il carapace raggiunge al massimo 7 centimetri nei maschi e 10 nelle femmine.
* La più grande vivente è marina, la tartaruga Liuto o Dermochelys coriacea. E¿ un vero e proprio gigante dei mari che raggiunge 2 metri di lunghezza del carapace e 500 chili di peso.
* La più grande estinta era sempre marina appartenente alla famiglia Protostegidi, l¿Archelon. Il suo carapace poteva raggiungere una lunghezza di 3 metri per un peso di 2 tonnellate.
* La più primitiva è messicana. Si chiama Dermatemys mawi. Dei suoi antenati ha conservato caratteri anatomici come la forma del muso e la presenza di piastre inframarginali nel piastrone. Anche la tartaruga azzannatrice americana, Chelidra serpentina presenta caratteristiche anatomiche arcaiche: un corpo massiccio, una testa grossa e poco retrattile, una coda lunga e robusta.
* La più moderna (di origine più recente) tra le tartarughe marine, sembrerebbe essere la tartaruga bastarda, Lepidochelys kempi, nata come popolazione del Golfo del Messico della tartaruga olivacea, Lepidochelys olivacea, e distaccatesi, poi, dalla specie del Pacifico quando nel Pliocene, circa 4 milioni di anni fa, si chiuse l¿istmo di Panama.
* La più longevasembrerebbe essere stata una testuggine terrestre gigante, Geochelone gigantea, proveniente da Aldabra, vissuta sino all¿età di 120 anni.
* La più temeraria è terrestre, la testuggine di Horsfield, Testudo horsfieldi. A differenza della maggior parte delle tartarughe che vivono nelle fasce tropicali ed equatoriali, si spinge a latitudini maggiori, nelle zone temperate-fredde. E¿ stata segnalata nelle fredde steppe del Kazakistan. Anche la nostra testuggine palustre europea, la Emys orbicularis, raggiunge latitudini estreme per un rettile. Ne è un esempio la Lituania.
* La più cauta è la testuggine a scatola, la Terrapene carolina che, grazie alla presenza di una cerniera a livello del piastrone, è in grado di chiudersi ¿ermeticamente¿ dentro il suo guscio.
Dati della FAO, l'organizzazione mondiale per l'alimentazione e l'agricoltura, riportano che fino a 60.000 tartarughe marine vengono catturate accidentalmente ogni anno nel Mediterraneo durante le operazioni di pesca professionale. Di queste più di 10.000 solo in Italia, con una mortalità degli animali che va dal 10 al 50%. Ogni peschereccio può arrivare infatti a catturare involontariamente fino a 20 tartarughe in una sola battuta di pesca.
Ma le minacce che mettono a rischio la vita delle tartarughe marine sono anche altre come l'intenso traffico nautico, il turismo nelle spiagge dove avviene la deposizione delle uova, l'erosione delle coste e l'inquinamento delle acque. Tartanet interverrà dunque nelle aree considerate 'hot spot', ossia le zone più sensibili per la conservazione della specie, dove maggiore è l'interazione tra le attività umane e questi rettili marini.
Solitamente avviene di notte. La Tartaruga comune rilascia da 40 a 190 uova bianche, sferiche e di consistenza simile al cuoio. La dimensione delle uova dipende da quella della madre. Il diametro medio si aggira sui 4 cm per un peso medio di circa 35 g. Il periodo della deposizione in Mediterraneo va dalla tarda primavera agli inizi di autunno e, probabilmente, consta di un numero variabile tra 1 e 3 deposizioni per ogni stagione (fino a 6 in altri areali). Non risultano deposizioni annuali. E tra i cicli si registra una notevole variabilità, il che risente probabilmente dalla disponibilità di cibo, ma non si escludono neppure possibili errori nel campionamento. Nel Mediterraneo i siti di deposizione si trovano prevalentemente a est e comprendono: Grecia, Turchia, Cipro, Libia e, in misura minore, Siria, Israele, Tunisia ed Egitto. E¿ comunque probabile che, almeno alcune nidificazioni, abbiano luogo lungo l¿intera costa mediterranea del Nord Africa. Il più grande sito di deposizione conosciuto in Mediterraneo è quello di Sekania, a Zacinto in Grecia, anche se recenti studi considerano le coste libiche come possibile luogo di maggior nidificazione di tutto il mondo.
Caretta caretta è l'unica specie che depone sulle coste Italiane (estremo sud e Isole Pelagie).
Distribuzione e Habitat:
Le Tartarughe comuni sono distribuite in tutto il Mediterraneo dove effettuano spostamenti e migrazioni regolari, ma sono presenti anche nell¿Adriatico, soprattutto in estate quando si spostano attirate dalle acque ricche di cibo. Non ci restano però tutto l¿anno. Appena le acque si raffreddano, in genere alla fine dell'autunno, le Tartarughe si dirigono verso zone più calde. Su queste migrazioni, grazie alle tecniche di marcatura, è possibile oggi avere maggiori informazioni. Con la targhetta è possibile risalire alle località di provenienza e registrare i tempi di viaggio.
Una tartaruga, ad esempio, marcata a Zacinto è stata ritrovata, dopo 46 giorni, a Porto Garibaldi, in provincia di Ferrara. Sotto stretta osservazione dei ricercatori ci sono in particolare tour abituali come quello che va dal Golfo di Gabes, in Tunisia, dove giungono gli animali per nutrirsi, a Zacinto dove tornano a deporre.
Caretta caretta (Linnaeus, 1758)
Nome nelle diverse lingue:
Spagnolo: tortuga boba,
Inglese: loggerhead turtle,
Francese: tortue caouanne,
Portoghese: tartaruga boba
Quadro sistematico:
Classe: Rettili
Sottoclasse: Anapsidi
Ordine: Cheloni
Sottordine: Criptodiri
Famiglia: Cheloniidi
Dimensioni:
E¿ la più piccola tra le tartarughe del Mediterraneo: può raggiungere 110 centimetri di lunghezza di carapace e un peso di 180 chilogrammi.
Principali caratteristiche anatomiche:
Il carapace marrone-rossiccio nei giovani presenta una carenatura dorsale dentellata. Si contano cinque placche vertebrali, 5 paia costali e circa (il numero preciso determina un importante carattere distintivo) 12 paia marginali.
Tra gli occhi ci sono due paia di squame prefrontali. Il piastrone è giallastro con la testa ricoperta di squame. La coda nel maschio è decisamente più lunga di quella della femmina.
Alimentazione:
La dieta comprende sia organismi bentonici che animali planctonici come alcune meduse (la Caravella portoghese, Physalia physalia, temibile e spesso mortale per l'uomo) e alcuni organismi dalla consistenza gelatinosa che formano colonie lunghe parecchi metri come le salpe. Si ciba inoltre di pesci come i cavallucci marini e pesci ago che frequentano le praterie di Posidonia. A volte, in acque poco profonde, ricerca aragoste, granchi e gamberetti e numerose specie di molluschi che frequentano rocce e coralli.
;-);-);-);-);-);-);-);-):D:D:D:D:D:D:D