Sabato 19 Gennaio 2019
   
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CRISI RELAZIONI E FACEBOOK: VIDEO E DIBATTITO

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GLI INTERVENTI DEL PUBBLICO, IL VIDEO DELLA DIRETTA.

I VOSTRI COMMENTI

 

La crisi della relazione interpersonale ai tempi di facebook. I pro e i contro. Al dibattito organizzato dal dott. Pasquale Laselva e dall'associazione U Castarill, trasmesso in diretta web su Polignanoweb (in basso il video integrale della serata e gli interventi del pubblico sotto la finestra, a fine articolo), sono emerse differenti opinioni a proposito delle relazioni su facebook e sui social network in generale. La platea si divide tra apocalittici e possibilisti. Bisogna ammettere tuttavia, che il tema richiede una disamina più articolata e approfondita, che sicuramente non si esaurisce in un solo dibattito o in unica sede.

“Il linguaggio analogico esprime soprattutto emozioni, sensazioni intime. Tutto ciò negli ambienti virtuali manca, perché la comunicazione è più povera.” Questa l’opinione, in prima battuta, del dott. Pasquale Pellegrini. Nella rete “manca l’esperienza sensoriale, tant’è vero che si utilizzano grafici, emoticons, per esprimere emozioni, sensazioni.”

Il prof. Pellegrini illustra i risvolti patologici che in taluni casi, un uso poco parsimonioso e consapevole del mezzo, oppure un codice e contenuto non adatto al mezzo, potrebbero causare. “Una immaginazione con forte proiezione di sé stessi. L’aumento di complessità degli ambienti virtuali, la fuga dalla realtà e il vissuto di onnipotenza. Una persona si crea un mondo tutto suo che non corrisponde a realtà. Può quindi generare una consapevolezza di sé distorta e inadeguata, specie in età adolescenziale.”

'E' SOLO UN MEZZO. DIPENDE DALL'USO CHE SE NE FA.' - Nel finale, in risposta agli apocalittici a prescindere, Pellegrini ricorderà un aspetto molto importante, a nostro avviso. Rievocando evidentemente gli studi del sociologo McLuhan, il computer, internet, facebook, tutto ciò alla fine è solo un mezzo che va adattato al messaggio e al contenuto, e viceversa, senza che i due piani si confondano. La politica, le istituzioni, la scuola devono dare un indirizzo, una guida affinché si ristabilisca un uso pedagogicamente consapevole del mezzo e adatto ai contenuti. Come dire, non si può pensare di coltivarepasquale-laselva-relazione-facebook un'amicizia, o parlare di amicizia, solo su facebook. Probabilmente, in tal caso, il mezzo più appropriato sarebbe quello del dialogo, del faccia a faccia, della lettera epistolare, e altri mezzi. Come non si può del resto concentrarsi su un film guardandolo da un piccolo cellulare. O leggere una tesi di laurea o un trattato su un mezzo immeditato e veloce che non sia il libro.

“Ho richiamato gli Apocalittici e Integrati di Umberto Eco non a caso – spiega – Una ripartizione tra chi vedeva i media come apocalisse e come elemento di coercizione sociale. La mia posizione è che il computer è un mezzo. Niente di più. Dipende dall’uso che se ne fa. Il televisore è buono o è cattivo dipende dall’uso che se ne fa. C’è una pedagogia dell’uso che se ne fa. Il mezzo deve entrare nelle scuole”.

Non è tutto. Internet surrogato della disoccupazione, sostiene qualcuno dal pubblico. “Internet - osserva Pellegrini - non sostituisce la disoccupazione, la verità è che è una opportunità di lavoro.”

Don Gaetano cita il sociologo Bauman per analizzare in dettaglio il fenomeno della ‘società liquida’ e della liquidità delle relazioni nel mondo virtuale.

“Abbiamo oltrepassato la soglia dell’immagine del carro, della società lenta, della passeggiata, delle forme lente di socializzazione. Le relazioni sono più veloci, l’agenda si complica, vorremmo fare tante cose istantaneamente. Tutto ciò – secondo il diacono - ha ricadute sulle nostre scelte e si riflette inevitabilmente nelle relazioni interpersonali.”

“I ragazzi – ammonisce poi Don Gaetano - abbreviano tutto: le parole, i sentimenti, gli sms, i testi scritti. Messenger è preferito rispetto al testo di una mail. Oggi se ricevete una lettera stilografata mettetela in un quadretto perché è un cimelio importante. Ricevere una lettera scritta a penna è un segno profondo, significa che il mittente si è seduta, ha avuto tempo per il destinatario, non mi ha regalato degli istanti, degli instant message.”

“L’avatar è l’alter ego del proprio io. Con l’avatar – prosegue - mi manifesto al mondo non per quello che sono, ma per quello che ho sempre desiderato di essere. Nello spazio web ho ponti, reti ma non ho confini. Mi posso autocreare. Quello che Dio non mi ha dato io me lo posso dare. Posso presentarmi al mondo con una carta d’identità virtuale.”

'AMICIZIA E CONTATTO' - “Su facebook – conclude Don Gaetano – si disperde e snatura il valore dell’amicizia. Cosa chiediamo su facebook, l’amicizia o i contatti? Una cosa è un contatto sulla rete, altra cosa è l’amicizia. Si viaggia per quantità e non per qualità. Ci si domanda quanti amici hai su fb? Questo è il segno di una società fortemente narcisista. Quanti più amici ho, più persone mi conoscono. L’amicizia non si può costruire dietro lo schermo. Serve il dialogo, la  parola. C’è un campo semantico di linguaggio non verbale che il computer non ci darà mai: lo sguardo, la postura, gli occhi, il corpo."

"Il monitor diventa lo schermo delle nostre emozioni. Dispensiamo tanti ti voglio bene e poi non riusciamo a dirlo ai nostri genitori o fratelli. L’amicizia non è mai un bene di consumo, io non compro gli amici. Su facebook invece come li creo, gli amici, così li distruggo. Si possono cancellare in un solo click. Molti suicidi avvengono anche perché ci si sente esclusi dal mondo virtuale.”

“Internet ci fa perdere il senso del pudore – ancora Don Gaetano - Su facebook ci si mette a nudo, pensando istantaneamente. Si è perso il senso della castità di Dio, del mistero e della riscoperta. Una volta che mi sono raccontato tutto, sono palese al mondo. Invece – ricorda infine - siamo molto di più di quello che scriviamo. Dovremmo riscoprire l’energia del contatto vivo e umano, corpo a corpo, face to face più che facebook!”. (Continua, in basso alla finestra, con gli interventi del pubblico e vostri commenti).

GLI INTERVENTI DEL PUBBLICO


ANDREA DE GIRARDIS – “Non si può parlare soltanto contro questo mondo virtuale. Grazie a questo mondo virtuale parecchi giovani sfogano le loro rabbie, i loro desideri. Sono destinati a crisi-relazione-pubblicofare i disoccupati, dopo che si sono diplomati o aiutati. Internet li aiuta a vivere e a sperare, anche con l’immaginazione, cercare di creare personaggi che non gli appartengono. Questo mondo virtuale non è solo un nemico.”

VITO ANTONIO RAMUNNI – “Il nostro potere pedagogico non sta più nelle mani delle scuole, delle famiglie. E’ nelle mani della televisione, dei telefonini, di facebook. I ragazzi devono essere forgiati in un certo modo, è una forgiatura asettica, fredda, senza caratterizzazione. C’è una esaltazione del neocervello nei confronti del paleocervello. E’ impossibile riportare sullo schermo quello che si sente dentro. Non si può trascrivere in un sms quello che il paleo cervello, il cuore, detta.”

ANNA MARIA PELLEGRINI – "Non possiamo essere apocalittici e integrati. Mi aspetto da u castarill, che è un centro culturale, che si faccia carico a educare all’utilizzo del mezzo. Non è vero che i giovani, solo perché usano tante virgolette o abbreviano, non sanno comunicare le loro emozioni. Vi posso dire che non è così, perché grazie a facebook mi sento in contatto con i giovani della Consulta, ho riscoperto un contatto quotidiano con i miei cugini che sono in America. Non si può prescindere dal contatto personale. Sfatiamo questo mito. Ci deve essere una volontà nel cogliere questi segnali da parte dei giovani. I giovani hanno tante emozioni.”

ROBERTO CENTRONE – "Se non fosse per facebook stasera noi non saremmo qui. Abbiamo appreso la notizia del dibattito da fb. Facebook è una grande opportunità, forse parlate così perché non siete iscritti su facebook…"

UNA INSEGNANTE – “Dall’altra parte della cattedra c’è un mondo che a noi insegnanti sfugge. Facebook, internet ci permette di capire cosa fanno i nostri giovani. Sembra un voyeur, ma non è così. Non condivido questo idillio.”

EUGENIO SCAGLIUSI – “Ho aperto un profilo su facebook perché avevo una certa idea. In corso di causa si è sviluppata un’altra idea. Alcuni lo usano per lanciare messaggi. La stragrande maggioranza dei messaggi non viene percepita, ma anche la capacità di essere in ascolto. Quasi mai si capisce il senso di quello che si sta dicendo.  Però alcuni messaggi vengono colti."

 

Commenti  

 
#1 bludipintodiblu 2010-06-08 03:33
Così senza neanche essere dottori, ma solo cercando su Wikipedia
"Herbert Marshall McLuhan (Edmonton, 21 luglio 1911 – Toronto, 31 dicembre 1980) è stato un sociologo canadese. La fama di Marshall McLuhan è legata alla sua interpretazione visionaria degli effetti prodotti dalla comunicazione sia sulla società nel suo complesso sia sui comportamenti dei singoli. La sua riflessione ruota intorno all'ipotesi secondo cui il mezzo tecnologico che determina i caratteri strutturali della comunicazione produce effetti pervasivi sull'immaginario collettivo, indipendentemente dai contenuti dell'informazione di volta in volta veicolata. Di qui, la sua celebre tesi secondo cui "il mezzo è il messaggio." Qui si dice che non va confuso il mezzo con il messaggio, praticamente il contrario.
 

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