Domenica 16 Giugno 2019
   
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QUANDO SCALFARO DERISE PINO PASCALI

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INTERVISTA ESCLUSIVA

PINA BELLI D'ELIA HA DIRETTO PER DECENNI LA PINACOTECA DI BARI: 'Non chiedete a un politico un giudizio estetico. Io ho imparato ad addomesticarli'

'L'arte contemporanea non sia una via di fuga. Tutta l'arte è una risorsa. Gli amministratori si rendano conto che risorsa è la Pinacoteca di Bari.'

In esclusiva per Polignanoweb, Pina Belli D’Elia ha approfondito alcune considerazioni a margine della conferenza d’inaugurazione della mostra “Il premio Pino Pascali dal 1969 al ‘79”, che resterà aperta fino al 13 giugno (vedi fotogallery). Tra gli ospiti, il vicepresidente della provincia Nuccio Altieri, il vicesindaco Beatrice De Donato, Pietro Marino, critico d’arte, Rosalba Branà direttice del Museo Pascali, il premio Pascali 1969 Maurizio Mochetti, che torna a Polignano dopo quarantuno anni.

La professoressa D’Elia è storico dell’arte dal Medioevo al ‘700. E’ stata direttrice della Pinacoteca di Bari dagli anni ’60 fino ai ’90. Per la Pinacoteca acquistò le pozzanghere dell'artista polignanese Pascali (foto in basso, a destra), ha ricercato il connubio tra arte antica e contemporanea con l’esperimento di Kounellis, anche se nel mondo contemporaneo dice di aver avuto solo incursioni sporadiche, mai professionali. Oggi, però che non dirige più il museo, alla Pinacoteca di Bari hanno tagliato il 50% dei fondi: a metà e a fine intervista la D'Elia si sfoga contro politici e amministratori. C’hanno tutti il solito vizietto, non lasciano lavorare i tecnici, non sono esperti di arte, vanno addomesticati.

In conferenza ha detto che “le opere, una volta fuoriuscite appartengono sempre al presente, in tutti i presenti, anche quelle del 3mila avanti Cristo. Non è uno schierarsi per l’arte contemporanea piuttosto che per l’arte antica, non c’è niente di più contemporaneo dell’antico se noi lo facciamo diventare contemporaneo.”. Ora ribadisce il concetto chiave, mette in guardia politici e amministratori, lancia un monito affinché “l’arte contemporanea non sia una via di fuga”.

Quando era alla direzione della Pinacoteca, negli anni ’70, la D’Elia acquistò per 16 milioni di lire le pozzanghere di Pino Pascali, opera tanto disprezzata dal presidente Oscar Luigi Scalfaro, oggi patrimoniole-pozzanghere-pino-pascali artistico e culturale dal valore immenso.

 

Lei ha portato un Pascali in un museo d’arte antica e moderna come la Pinacoteca di Bari. Uno scandalo per quei tempi. Cosa accadde quando nell’83 l’allora Ministro Scalfaro vide le pozzanghere di Pino Pascali?

“L’opera ha avuto la grandissima disapprovazione del ministro Scalfaro che venne in visita in Pinacoteca, cui io ho dovuto mostrargli le bellezze, ma tanto non gliene importava assolutamente niente. E’ venuto quando era ministro dell’Interno. Quando ha visto le pozzanghere di Pascali e io gli ho spiegato il significato dell’opera, è scoppiato a ridere e a sghignazzare - ‘signora lei mi può raccontare tutte le frottole che vuole, ma questa proprio non la mando giù!’- disse. Ricordo che il tutto provocò una profonda disapprovazione nei miei confronti da parte del presidente della Provincia, l’onorevole Miccolis. Dottoressa ma cosa ha fatto al museo? - protestò il presidente. Giustificai dicendo che in fondo non era tanto strano, un po’ come quando Piero Manzoni vendette alcune opere alla galleria moderna.”.

Lei ha conosciuto grandi politici. Che rapporto hanno di solito con l’arte?

“Gli amministratori sono persone che hanno competenze diverse, non tecniche, quindi non chiedete mai a un amministratore, in quanto amministratore, un giudizio estetico. Per esempio Aldo Moro era persona di grande sensibilità culturale nei riguardi dell’opera d’arte. Non parlo di sensibilità artistica però. Lui veniva a vedersi le mostre, che io avevo organizzato, da solo o con la moglie, dopo che aveva cacciato tutti, altrimenti sa, avere un politico in visita… Anche per Fini è stata una bella esperienza perché aveva una vivacità... In quel caso però il presidente Scalfaro espresse un profondo disagio e scandalo di fronte all’opera di Pascali... a parte il fatto che lui era ministro degli interni e non della cultura, altrimenti sarebbe stato più grave. Ma io dico, l’arte non è il loro mestiere. L’importante è che facciano lavorare i tecnici. Nessuno li obbliga a essere competenti in materia. Che facciano lavorare i tecnici!”.

Forse l’arte contemporanea è un po’ scomoda per i nostri amministratori…

“A parte il sociale, l’arte contemporanea di per sé stessa è nata sotto il segno dello scandalo, nel senso che metteva e mette in crisi dei parametri, la mondanità corrente.”

Lei sostiene che non ci sia nulla di più contemporaneo dell’antico e della storia.

“La lettura storica è un rapporto con la documentazione. Non vuol dire che dobbiamo modernizzare un’opera antica, ma la modernizziamo per forza, per il semplice fatto che siamo noi che scegliamo se restaurarla piuttosto che lasciarla morire, scegliamo come leggerla. I nostri occhi modificano un’opera d’arte. Anche se non vedi il segno, nel momento in cui prendi una cosa, la tiri fuori, la metti su un piedistallo oppure la metti in un bugigattolo tu hai fatto una scelta. Ma prima di tutto nel guardare l’opera tu le dai una lettura che non espliciti ma che è diversa. Ho insegnato ai miei allievi che se ci si interessa di medioevo non ci s’interessa del passato perché quelle opere sono nostre e quindi sono sempre nel presente.

Per esempio, come si parlava di un’opera nel 1930 non può essere lo stesso di come se ne parlava della stessa opera nel 1980. Noi non possiamo stravolgere, ma dobbiamo possedere la storia, ce ne appropriamo con la conoscenza. Guardi la cosa più terribile è l’ignoranza, in questo senso…”

Quando ha diretto la Pinacoteca ha sempre ricercato un connubio tra antico e contemporaneo. Prendiamo come esempio la mostra grandiosa di Kounellis alla Pinacoteca di Bari. Cosa cercava un artista contemporaneo come Kounellis in una tavola del Quattrocento?

“Volevo dirlo prima, la cosa più triste è vedere Pascali nella galleria d’arte contemporanea a Roma che è una magniloquente architettura, non affatto adatta. Molto meglio uno spazio neutro. Kounellis non l’ha voluto quello spazio neutro, perché lui voleva trovare uno stimolo e un incentivo dal dialogo con l’antico. Lui voleva sentirsi stimolato dall’ambiente attorno. A Bari, in Pinacoteca ricordo, espose delle teste di cartapesta come fossero statue antiche con un sottile filo di fuoco che usciva dall’orecchio. Lui ha fatto una mostra sui pezzi da museo. In quelle tavole del ‘400 trovava uno stimolo di colore, di una vita e nello stesso tempo gli dava vita nel momento in cui ci metteva la sua margherita vicino.

Per quello non ho voluto parlarne nella conferenza di presentazione…non è solo l’acquisto di Pascali che feci all’epoca. Io avevo fatto questa operazione scegliendo di acquistare delle opere per lo più in ambito pugliese per dare un minimo di documentazione e che si prestassero a un rapporto con l’antico e, pertanto, avevo riempito la pinacoteca di questo. Poi la persona che mi è succeduta alla direzione della Pinacoteca, bravissima studiosa, ha ritenuto che non essendoci un’aula per le mostre, forse quella era una operazione finita o provocatoria. A me questa operazione serviva anche dal punto di vista didattico, per far vedere il contemporaneo insieme all’antico.”

pina-belli-delia-nuccio-altieriPerché? Non le piace come dirige oggi la Pinacoteca?

“No, per carità. L’attuale direttrice è la mia più stretta collaboratrice. Non mi faccia dire cose…guardi, la verità è che la sua è una scelta diversa che voleva forzare la mano, perché l’amministrazione ha lasciato la Pinacoteca assolutamente priva di risorse ed altro, quindi questo avrei voluto dire al vicepresidente Nuccio Altieri (nella foto accanto a Pina Belli D'Elia), qui a Polignano. Gli avrei detto di pensare a quello che ha, perché la pinacoteca è la più importante risorsa culturale insieme a quella di Lecce.”

Gli amministratori e i politici, ancora loro…

“Avrei voluto dirgli (si intende a Nuccio Altieri e amministratori in generale, ndr) guarda che hai una responsabilità, non te ne puoi lavare le mani andando a fare… vabbè, io non voglio… adesso…

Senta, si fa tutto quello che si può. Alla nuova direttrice danno un budget che non c’è. Questa è la verità. E poi hanno tagliato più del 50%. L’amministrazione non ha mai voluto dare spazio per fare conferenze, incontri ed altro.

La mia collega è validissima, ma cosa deve fare? Noi dalle vecchie amministrazioni abbiamo avuto se non altro gli strumenti per agire. Io me ne sono andata all’indomani di una grandissima mostra nell’89. Poi hanno continuato a fare iniziative con difficoltà sempre crescenti, perché se un museo non ha un suo budget e libertà d’azione…Ecco perché dico gli amministratori facciano gli amministratori. Piuttosto facciano lavorare i tecnici”.

In Pinacoteca l’attività va avanti?

“Certamente. Domenica scorsa ho organizzato una visita guidata. Di solito la gente partecipa numerosa, ma non è che l’assessore alla cultura viene a fare visita. Insomma, si renda conto che ha in mano uno strumento molto importante. Bisogna che i tecnici abbiano la loro dignità e libertà di gestire i beni culturali. Ripeto, manca uno spazio per le conferenze. Io sono molto critica con tutte le amministrazioni. Ecco perché dico loro di fare attenzione, di non buttarsi come via di fuga sull’arte contemporanea. In Pinacoteca abbiamo un patrimonio da vitalizzare che esiste e ha una sua utenza. In Pinacoteca viene un sacco di gente e quindi rendetevene conto. Ma io non vedo nessuno degli attuali amministratori.”

Quando lei era direttrice della Pinacoteca, che rapporto aveva con gli amministratori e politici che si avvicendavano a Palazzo?

“Io li ho regolarmente educati, addestrati e addomesticati. Sono tutti uguali, basta conoscerli. Un caro giornalista mi diceva sempre, Pina, non ti curar di loro che tanto i prossimi che verranno saranno senz’altro peggio!”

 

VEDI ANCHE FOTOGALLERY MOSTRA PREMIO PASCALI DAL 1969 AL 1979

Commenti  

 
#2 euphemio... 2010-05-01 00:19
cara redazione avete titolato "QUANDO SCALFARO DERISE LE POZZANGHERE DI PINO PASCALI" ma vi chiedo... dov'è la notizia?? mi spiego: ma chi è quel perfetto sconosciuto??? che io ricordi non ha avuto nè arte nè parte per il bene della nazione? forse menzionandolo nel titolo gli è stato concesso un momento di "gloria" ma che nella realtà non ha mai goduto... non voglio continuare... perchè poi voi ci prendete la mano a censurare i miei post.. ;-) un caro saluto
 
 
#1 augusto cernò 2010-04-30 23:55
Oscar Luigi Scalfaro..........stendiamo un velo pietoso
 

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