Martedì 17 Ottobre 2017
   
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Vitto presidente dell'ANCI Puglia

 

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Addio prof! Pasquale Benedetto morto mentre faceva footing

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VITTO FESTEGGIA. VITTORIA AL PRIMO TURNO COL 52%

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VITTO VERSO LA VITTORIA AL PRIMO TURNO: 52%

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Ciao Vito Giuliani

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Festa dell'Aquilone: si farà domenica 28 maggio

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Polignano Bandiera Blu 2017. E sono 10 anni consecutivi

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Ludopatia e distanziometro, un Regolamento da dimenticare

Il TAR Lecce rinvia alla Corte Costituzione l'esame

della Legge Regionale sul gioco d'azzardo patologico

 Sarà la Corte Costituzionale a dirimere ogni dubbio sulla costituzionalità della Legge Regionale (la numero 43 del 2013) che ha introdotto una serie di misure volte a contrastare la diffusione del gioco d'azzardo patologico (GAP).  Un regolamento che, in base alle prime risultanze giuridiche, avrebbe scavalcato le leggi nazionali, partorendo un provvedimento che si declina in un "cieco proibizionismo", lasciando in sordina il tema della tutela della salute pubblica.

Veniamo ai fatti. A sancire il rinvio alla Consulta è stato il TAR Lecce, chiamato ad esprimersi sul divieto al trasferimento di un centro scommesse nel Comune di Melendugno (Lecce). Divieto motivato proprio in virtù di uno dei precetti del Regolamento regionale: il cosiddetto "distanziometro" (art. 7 comma 2). Si tratta, come noto, dell'obbligo di posizionare qualsiasi centro scommesse o punto gioco ad una distanza minima di 500 metri dai luoghi sensibili, ovvero da scuole, luoghi di culto, centri giovanili e sociali, nonché ospedali e strutture socio-assistenziali

I rilievi del TAR Lecce

Due sono i principali quesiti sollevati dai giudici amministrativi leccesi: uno di merito ed uno di competenza.

In primis, e siamo al quesito di merito, viene messa in discussione la legittimità del "distanziometro", dal momento che il Decreto Balduzzi (D.L. 158/2012) aveva già previsto un progressivo ricollocamento dei punti gioco, precisando tuttavia che, al fine di non ledere i diritti delle parti coinvolte, doveva essere un percorso ragionato e programmato.

«Nella specie ­- si legge a tal proposito nell'ordinanza dei giudici amministrativi - non si è trattato di fissare limiti più rigorosi di tutela ma si è stabilita la immediata entrata in vigore di misure per le quali la legge nazionale aveva invece disposto la necessità di un procedimento pianificatorio».

Il secondo quesito chiede alla Corte Costituzionale di stabilire se il gioco legale sia da annoverare tra le materie di competenza delle Regioni o tra quelle di esclusiva pertinenza dello Stato. In altre parole, la Consulta dovrà appurare se il gioco legale rientra nell'ambito sanitario o in quello di pubblica sicurezza: nel primo caso le Regioni avrebbero titolo ad intervenire con propri regolamenti; diversamente, se si stabilisse che tutte le attività ludiche con profitto vadano ricondotte nell'alveolo dell'ordine pubblico, sarebbe solo lo Stato a poter legiferare nel merito, seppur passando attraverso il fuoco incrociato della conferenza Stato-Regioni.

Una prima indicazioni i giudici la danno citando proprio una recente sentenza della Corte Costituzione (la numero 237 del 2016) in cui si afferma che la disciplina dei giochi (d'azzardo e non) "sia riconducibile alla materia dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica".

Il gioco online, un modello da imitare

Al di là della pronuncia della Corte Costituzionale, che si attende non prima del prossimo autunno, il tema investe molteplici aspetti che, inevitabilmente, interessano anche il Comune di Putignano, città che si confronta quotidianamente con vizi e virtù derivanti dall'ospitare numerosi punti gioco.

Il primo punto sui cui riflettere è la ragionevolezza del "distanziometro". Come è stato fatto notare, se si considera il numero dei luoghi definibili sensibili dal Regolamento regionale, nelle nostre città diventerebbe impossibile aprire un centro scommesse piuttosto che un punto gioco. Dunque, in punta di diritto, o si decide che ogni centro debba essere chiuso o si cade in un atteggiamento pregiudizievole verso qualsiasi imprenditore che voglia investire nel settore, esponendo le amministrazioni locali ad una serie di ricorsi e rischiose azioni legali. Pare di trovarsi di fronte all'ennesimo atto legislativo astratto che, in nome di confusi principi, fatica ad entrare in contatto con la realtà territoriale e si circostanzia in determinazioni destinate ad essere rubricate quale mera propaganda d'occasione.

D'altro canto, nell'attuale società dei "nativi digitali", continuare a misurare i metri lineari è quantomeno anacronistico. Sappiamo bene che la "rivoluzione della rete", ha abbattuto qualsiasi distanza fisica: chiunque abbia una connessione internet può giocare online, accedendo ad una delle tantissime piattaforme regolate dall’AAMS che affollano i network.

Anche qui, però, occorre una distinzione: nel mare magnum dei siti di gioco online ce ne sono alcuni che, liberamente, hanno deciso di creare delle apposite sezioni in cui affrontare il tema della ludopatia. Una scelta etica di piattaforme che, andando anche contro il proprio interesse, hanno voluto tutelare gli utenti, fornendo suggerimenti per evitare di cadere in atteggiamenti cronici ed elaborando contenuti innovativi per prevenire le forme di gioco patologico. E questo prima ancora di essere vincolati da qualsivoglia regolamento.

Un'ulteriore dimostrazione che, nella maggior parte dei casi, la rete sa autoregolamentarsi, imparando dai propri errori ed avviando processi virtuosi che si candidano a diventare un modello anche per la realtà non virtuale.

 
   

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